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Il giornalista Alberoni lasciato da solo su una panchina: «Apuani orgogliosi ma inospitali»

Francesco Alberoni

Carrara, il giornalista era ospite di uno degli appuntamenti del Marble Cafè: «Senza polemica, ma qui e in Italia non si sa fare accoglienza»

CARRARA. Invitano come ospite Francesco Alberoni e lo lasciano su una panchina. Deve prendere una medicina e due ristoranti gli negano un pezzo di pane. Ma lui è Francesco Alberoni e dell’alto della sua umanità, ancor prima che della sua intelligenza e cultura, e senza nessuna polemica, al traguardo dei 91 anni minimizza: «Gli apuani sono stati dominati dai romani, quello che è successo è perché sono rimasti coriacei».

Il disguido è accaduto in occasione della presentazione dell’ultimo libro di Alberoni “Il rinnovamento del mondo”, in programma domenica scorsa alle 21,30 a palazzo Binelli nell’ambito di Marble Cafè, la rassegna culturale del festival Carrara Downtown della Imm in corso fino al 25 luglio. Presentazione che il sociologo, giornalista, accademico, rettore, scrittore e autore ha comunque portato a termine assieme alla co-redattrice del volume Cristina Cattaneo, anche lei ospite della manifestazione.

Chiamiamolo aplomb, chiamiamolo savoir faire o più semplicemente chiamiamolo Francesco Alberoni: «Mi hanno chiesto di fare un incontro sul libro assieme a Cristina Cattaneo – racconta – mi hanno detto che sarebbero venuti a prendermi e che mi avrebbero riportato a casa. Ho detto di sì, in passato ero già stato a Carrara. Sono venuti a prendermi alle 20 e siccome siamo in estate e il sole è ancora alto in cielo non avevo ancora cenato. Alle 20,30 mi hanno lasciato davanti alla fondazione e mi sono seduto su una panchina. C’era solo una ragazza ma non so che funzione avesse. Un minimo di accoglienza ci stava. Io se ti invito a casa mia ti faccio sedere e ti offro qualcosa. Siccome devo prendere un medicinale ad un orario preciso, ma solo con l’acqua non riesco a prenderlo, ho chiesto alla ragazza se poteva darmi un biscotto o qualcosa da mangiare. Purtroppo non aveva niente così è andata nei due affollati ristoranti vicini, ma le hanno detto che era tutto prenotato e non potevano darle neppure una bottiglia d’acqua o un pezzo di pane. Alle 21 mi hanno portato in una stanza abbastanza buia dove c’erano anche dei simpatici giornalisti, e finalmente mi hanno portato una fetta di torta, tra l’altro molto molto buona, e ho potuto prendere il medicinale. Abbiamo iniziato la serata un po’ in ritardo, erano le alle 22. Io e la Cattaneo siamo rimasti senza cibo. Il giardino era molto buio, faccio un po’ di fatica a camminare e nessuno mi ha accompagnato. Era buio e si faceva fatica a vedere le persone che facevano le domande. Penso si tratti di un atto di cattiva organizzazione, che può succedere ci mancherebbe altro – prosegue il professore – ci sono due punti che portano a queste situazioni, ma lo dico in generale. Accade in tutta Italia. Il primo punto è che diciamo di essere un paese turistico ma non lo siamo. Non aiutiamo i turisti, ad esempio mancano i cartelli stradali. Se ti si rompe il navigatore per viaggiare in Italia serve la bussola. È il sistema mentale che non è turistico. Manca il senso di ospitalità. Il secondo punto è che il mondo apuano per diversi aspetti è un’enclave di carattere culturale antichissimo, lo si capisce dal linguaggio. E a differenza dei liguri che si sono integrati, questa chiusura per gli apuani ha fatto in modo di non farli mai integrare. Questo senso di chiusura può aver influito sull’organizzazione, ma anche su quei ristoranti che mi hanno negato un pezzo di pane. Non è una critica – conclude - ma l’indice di un popolo orgoglioso ma non ospitale». —

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