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Troppo caldo, «così è disumano lavorare in cava»

Un cavatore al lavoro

L’appello di Fillea Cgil, che chiede di limitare gli orari nei piazzali e nei cantieri. Quadrelli: «Stop dopo le 13, sennò si rischia»

CARRARA. Troppo caldo: disumano lavorare a queste temperature nei cantieri edili e stradali e soprattutto alle cave È Leonardo Quadrelli, segretario della FilleaCgil Massa Carrara a denunciare condizioni “insostenibili” per i lavoratori e a chiedere modifiche degli orari, fermando cave e cantieri nelle ore più torride.

«Le condizioni climatiche “tropicali” dei nostri tempi oltre che fare danni di volta in volta al territorio, peggiorano le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori in particolare se esposti direttamente al sole», sostiene Quadrelli. Le stazioni meteo della provincia apuana negli ultimi giorni hanno evidenziato il superamento costante dei 30 gradi, sfiorando i 35 gradi (Candia Scurtarola 34,6°) con tassi di umidità elevati che fanno salire il disagio per l’indice di temperatura percepita. «I lavoratori dell’edilizia, delle cave e dei piazzali nei laboratori di marmo – dice ancora il segretario Cgil – ci stanno chiamando per dire che se continua così ancora qualche giorno, dopo le ore 12 lavorare è pericoloso e si considerano a rischio di colpi di calore. Nei laboratori quando si entra nei contenitori per spedire il marmo si entra in un forno. Questa situazione di malessere è particolarmente sentita per chi è più avanti con l’età e ha patologie pregresse. Considerando che la media di età del settore edile e nel lapideo è molto elevata (oltre 50 anni) è chiaro che è un problema da affrontare da parte di parti sociali, istituzioni e Asl».


Per questo la Fillea Cgil lancia un appello a tutti i datori di lavoro e ai responsabili della sicurezza sul lavoro nelle cave e nei cantieri al fine di adottare soluzioni che riducano questi rischi. «Ricordando che anche in questi casi è prevista la cassa integrazione per eventi meteo. Naturalmente valutiamo favorevolmente, specie alle cave, le situazioni in cui le imprese favoriscono pause programmate al riparo e sospendono in alcuni casi anche il lavoro». Non tutte le aziende, tuttavia, hanno la stessa sensibilità e per questo, per uniformare le situazioni Fillea ritiene necessaria una riorganizzazione del lavoro «prevedendo di anticipare l’entrata al lavoro e al contempo prevedere una sistematica riduzione dell’orario al fine di evitare in queste condizioni di lavorare dopo le 13». «Siamo convinti – chiude Quadrelli – che questa proposta di riduzione dell’orario di lavoro oltre che a salvaguardare la salute dei lavoratori non penalizzerebbe la produttività delle imprese. Gli esperimenti in altri paesi europei hanno dimostrato che questo è possibile. In ogni caso a queste temperature i lavoratori ci dicono che è disumano lavorare». —

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