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«La politica faccia finalmente la politica»: sindacati e Rsu uniti per il futuro di Sanac

I sindacati e i lavoratori all’esterno della Sanac

Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e i lavoratori chiedono garanzie alle istituzioni e un piano industriale nazionale

MASSA. Continua la situazione di stallo per la Sanac e per i 335 dipendenti dei quattro stabilimenti. Solo quello di Massa, il più grande, ne conta oltre un centinaio. Martedì 20 luglio i sindacati hanno proclamato due ore di sciopero e consegnato al prefetto di Massa Carrara, Claudio Ventrice, un documento sulla situazione.

In concreto Arcelor Mittal (oggi Acciaierie d’Italia), che ha acquisito la Sanac nel marzo del 2019, pur non avendo mai definito il contratto, deve all’azienda che produce materiale refrattario per l’altoforno (lavorando soprattutto per Taranto) 40 milioni. O meglio, doveva.


La settimana scorsa ne sono arrivati 10 milioni. Un saldo meno che parziale, utile giusto per garantire la continuità produttiva e gli stipendi per qualche mese, senza però risolvere la questione.

E ora i lavoratori e i sindacati chiamano con decisione l’intervento della politica.

«Sanac ormai da anni versa in condizione di amministrazione straordinaria, e non è più accettabile – le parole di Nicola Del Vecchio, segretario Filctem Cgil – Il 30 giugno scadeva la fideiussione da parte di Arcelor Mittal sull’opzione d’acquisto. Fideiussione rispedita al mittente, nella quale Arcelor chiedeva uno sconto sul pagamento delle fatture. L’ amministrazione straordinaria l’ha rigettata. Stiamo vivendo alla giornata. I 10 milioni arrivati? Non risolvono in definitiva la faccenda. Noi chiediamo oggi l’intervento della politica e delle istituzioni affinché si spazzi via questa incertezza e si fissino un piano e un modello di sviluppo industriale per questo paese che non può prescindere dal sistema siderurgico.

Su Taranto servirà produrre acciaio in modo diverso rispetto agli ultimi anni, ma non possiamo permetterci di chiudere quella fabbrica. E, a caduta, di chiudere tutto quello che alla fabbrica è collegato.

Il prefetto si è impegnato a sollecitare i ministeri competenti – va avanti Del Vecchio – e il 27 luglio saremo ascoltati in commissione lavoro a Massa, alla presenza di tutti i parlamentari del territorio. Chiediamo a tutte le forze politiche di farsi partecipi con noi di questa vertenza e di concretizzare gli impegni presi. Se non dovesse concludersi l’acquisto, torneremmo indietro di almeno 5-6 anni, e questo Sanac non può permetterselo. Gli stabilimenti hanno bisogno di certezza e di investimenti».

«Come sindacati siamo uniti e da questa compattezza la politica deve prendere esempio – afferma Stefano Tenerini, segretario Femca Cisl – Lo Stato che, a maggior ragione è quota azionaria di Acciaierie d’Italia, dovrebbe identificare la strategia di questo paese, mettendo d’accordo la parte del lavoro e la parte ambientale. Il nostro noi l’abbiam fatto, la politica ora chiuda il cerchio».

«Come operai chiediamo con forza che la politica faccia finalmente qualcosa di concreto dopo anni di parole e rassicurazioni – dice Andrea Bordigoni della Rsu – La Sanac sta lavorando e non può venir meno agli ordini perché non viene pagata. La politica faccia la politica».

«La produzione a Taranto vive uno dei periodi più bassi – interviene Giordano Fumarola, segretario Filctem Taranto con delega nazionale per seguire la Sanac – C’è una condizione industriale che peggiora giorno per giorno, con promesse di risanamento ambientale solo parzialmente fatte e con soldi non della nuova cordata. Parliamo di una gestione insufficiente. E questo è dovuto anche alla mancanza di vere e proprie politiche industriali da parte del governo. Va capito che il problema dell’Ilva non può limitarsi agli 8.400 dipendenti di Taranto, ma coinvolge tutta la filiera dell’indotto, oltre alle aziende come Sanac, colonna portante della siderurgia. Chiediamo, perciò, un tavolo e un piano industriale serio. È chiaro che il futuro di Sanac deve essere legato alla siderurgia nazionale». —

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