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Scandalo accoglienza, Zoppi e Benassi in aula: nessun favore dagli enti

Alcuni degli avvocati e degli imputati fuori dal tribunale prima dell’inizio dell’udienza

Hanno rilasciato dichiarazioni spontanee, sui rinvii a giudizio tutto rimandato a ottobre

C’era grande attesa sulla richiesta dei rinvii a giudizio per gli undici indagati nell’inchiesta Serinper, il caso di corruzione, traffico di influenze illecite e maltrattamenti all’interno delle case di accoglienza per madri sole e minori, che ha scosso l’opinione pubblica dell’intera regione. Ma il giudice per le udienze preliminari, Dario Berrino, dopo aver discusso di alcune questione tecniche e procedurali e dopo aver ascoltato le testimonianze spontanee dei due dirigenti della cooperativa, Alessio Zoppi ed Enrico Benassi, ha dovuto rinviare tutto al 7 ottobre.

Una “fumata nera” che però sta pienamente nelle corde di un’inchiesta tanto delicata quanto complessa, che annovera oltre mille pagine di intercettazioni telefoniche e 11mila gigabyte di materiale sequestrato da pc e cellulari, oltre a decine di capi di imputazione, due filoni di indagini (di cui uno ancora aperto) e, al momento, undici richieste di rinvio a giudizio.


Qualcosa però - lunedì 19 luglio - davanti al gup è accaduto: per la prima volta, da quando è scoppiato il caso Serinper, lo scorso dicembre 2020, Alessio Zoppi ed Erico Benassi hanno potuto dire la loro, come faranno probabilmente anche gli altri nove indagati, e hanno parlato a lungo, di tantissime cose; testimonianze rese spontaneamente per “convincere” il giudice della loro estraneità ai fatti contestategli dalla Procura. Dichiarazioni di cui il gup terrà conto quando, nei prossimi mesi, dovrà decidere se far aprire o meno il processo per queste persone. I due, secondo quanto riportato sommariamente a margine dell’udienza, hanno spiegato quali fossero i rapporti tra Serinper e i vari enti del territorio: chi li chiamava, quando e perché, cercando di dimostrare che non sono mai stati facilitati negli inserimenti degli ospiti e, soprattutto, che non hanno mai avuto imbeccate sui controlli, ma anzi continue visite, da parte di ispettori, carabinieri – compresi i militari del Nas – e assistenti sociali.

Ieri pomeriggio, come detto, non c’è stato tempo di discutere le richieste di rinvio a giudizio per i titolari della cooperativa Alessio Zoppi, Enrico Benassi e Tamara Pucciarelli. Né per gli altri indagati: Paola Giusti, responsabile del Centro affidi del Comune di Massa; il sindaco di Villafranca in Lunigiana Filippo Bellesi; Rosa Russo, ex giudice del Tribunale dei minori di Firenze; Mauro Marcelli, ex dipendente del Suap; Rosanna Vallelonga direttrice della Società della saluta della Lunigiana; Stefano Benedetti, presidente del consiglio comunale di Massa; Giorgia Podestà, assessore al sociale del Comune di Montignoso e il consigliere Marino Petracci.

Il gup, infatti, ha dovuto rispondere all’istanza presentata dagli avvocati difensori del sindaco Bellesi sulla revisione del materiale sottoposto a sequestro durante il blitz dei carabinieri nelle case degli indagati. Secondo la difesa, la Procura avrebbe depositato il materiale ricavato dalle memorie di pc e cellulari senza eliminare le parti non inerenti all’inchiesta. Un fatto che porgeva il fianco a ineccepibili problemi di privacy. La pm Alessia Iacopini ha proposto un incidente probatorio per stabilire «quali parti eliminare e quelli tenere» ma il giudice ha rigettato questa richiesta e quindi la procura dovrà procedere con l’epurazione dal materiale in suo possesso di ciò che non serve all’inchiesta.

Il caso Serinper, dunque, sembra andare in vacanza, anche se delle intercettazioni telefoniche che hanno visto protagonisti i dirigenti Serinper si continuerà a parlare. E su questo, alla fine, rimane solo una brevissima dichiarazione rilasciata a bruciapelo da Enrico Benassi davanti ai microfoni di Rtv 38 poco prima che iniziasse l’udienza: «Quelle cose io non le ho mai dette. Un errore di trascrizione». Se ne riparlerà il prossimo 7 ottobre. —

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