Edilizia, il crollo non c’è ma non bastano i superbonus

massa carrara. Le misure del governo centrale aiutano ma non bastano. Anche l’edilizia, che pure ha potuto beneficiare di bonus per la ripartenza, chiude il 2020 in grave soffrenza. L’indagine della Camera di Commercio evidenzia una «battuta d’arresto significativa, dopo qualche anno in cui il settore re-iniziava a vedere la luce, seppure a macchia di leopardo. Dopo il +5,3% nel 2018 e il +4,3% del 2019, il 2020 si è chiuso definitivamente con un calo del giro d'affari del -3,5% (a cui si è associato un calo occupazionale del -2%), trascinato in basso in modo particolare dalle imprese di costruzioni (fatturato -5,6%) e dall'impiantistica (-4,9%), mentre i piccoli lavori edili (tinteggiatura, pavimentistica, e così via) registrano una piccola crescita (+1,4%)». A “contenere” il segno meno sono state le dinamiche innescate dai provvedimenti governativi per il settore. «La situazione nella seconda parte d'anno è comunque decisamente migliorata, al punto da contenere le perdite rispetto ad una previsione che sembrava portare il 2020 ad una chiusura del fatturato al -8% e ad un calo dell'occupazione del -4%. Questa ripresa è dovuta probabilmente all'efficacia delle politiche governative di stimolo della domanda (e in modo particolare del superbonus del 110%) – spiega il Rapporto, che aggiunge – Si rilevano grandi scostamenti tra le imprese della costa e quelle della Lunigiana, forse perché le prime, in quanto più strutturate, sembrano ad oggi meglio attrezzate ad approfittare degli importanti stimoli messi in campo dagli ultimi 2 Governi».

Infine «sul piano previsionale, a differenza del settore industriale, le imprese edili registrano, in linea complessiva, attese negative per il 2021, supportate dal fatto che gli ottimisti (18%) sono inferiori ai pessimisti (23%). Anche in termini di impatto solo 3 imprese su 10 dichiara di non aver subito particolari effetti negativi dalla pandemia, mentre chi li ha subito ha evidenziato, nel 40% dei casi, una flessione della domanda interna e problemi di liquidità. Preoccupa anche come vi sia un 27% di imprese a rischio di sostenibilità e un 20% che evidenzi problemi nel mantenimento degli attuali livelli occupazionali, quando sarà terminato il blocco sui licenziamenti». —


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