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Inchiesta Serinper. I malati? «Andrebbero sciolti nell’acido»

I carabinieri di fronte a una delle sedi della cooperativa

Così l’ex vice presidente della coop quando parla dei minori psichiatrici

L’inchiesta sulla cooperativa Serinper, passando attraverso la corruzione, le assunzioni monetizzate, i piaceri fatti e ricevuti per disinnescare controlli, ottenere facilitazioni o “raggirare” le leggi in materia di accoglienza, non perde mai di vista i bambini. I minori ospiti nelle strutture Serinper sono il cuore delle indagini: umiliati, derisi, percossi, trasportati, gettati, non curati, affamati. In pericolo. Ed è per questo che la Procura ipotizza per tutti i titolari della cooperativa e per numerosi educatori il reato di maltrattamenti. Le madri dei minori hanno più volte raccontato le loro storie, hanno denunciato abusi e condizioni disumane di permanenza in queste case– famiglia, ma per la prima volta i “maltrattamenti” sui minori emergono dalle conversazioni di chi lavorava in quelle strutture e di chi avrebbe dovuto prendersi cura di quei bambini. Un intero capitolo dell’informativa finale sull’inchiesta Serinper è dedicato alla “Modalità di gestione degli ospiti con condotte penalmente rilevanti”.

I MEDICINALI SBAGLIATI


«Forse ho sbagliato a fare la terapia – dice una dipendente parlando con Lara Fiorentini, educatrice – Le ho dato delle goccine che non doveva avere. . così si sente male (dice ridendo)...guarda dovrò costituirmi». «Gliene hai date di più? – chiede la Fiorentini– Meglio...meglio. . dai è uguale». «Di Depakin (medicinale usato per casi di epilessia e bipolarismo, ndr) io faccio sempre 15 gocce invece di 10... non si sa mai». E non è l’unico episodio: anche la direttrice dei Numeri primi di Aulla Ilaria Melloni (a suo tempo indagata) confessa alla titolare Tamara Pucciarelli che qualcuno si è «sbagliato a fare la terapia» a due bambine: a una «gliela hanno data due volte» all’altra «se ne sono dimenticati». «Male non gli fa – risponde la Pucciarelli – e poi chi se ne frega di K...».

SCABBIA E LARVE NEI VESTITI

C’è anche un bambino che ha preso la scabbia e dopo i controlli alla Pucciarelli viene fatta una “confidenza” da una neuropsichiatra: «Abbiamo trovato nei vestiti degli animali e delle larve. . se poi lo consegni a qualcuno che gli girano...insomma te lo volevo dire perché sai...nel nostro lavoro». La scabbia rappresenta un “grosso problema” per la Pucciarelli che quindi decide di fare la profilassi a tutti i bambini per «evitare figure di m...» e comprare lo Scabianil, una pomata per il trattamento della scabbia, da dare a tutti «anche ad Antonio che c’ha sempre quelle bolle e quel prurito»; «A tutti pomata come se non ci fosse un domani– commenta Consuelo Ricci Silva un’altra operatrice Serinper inizialmente finita nel registro degli indagati– tanto non muoiono mica... una bella doccia di Scabianil, la mettiamo in un barattolo e diciamo che è un unguento naturale».

LE MINACCE

È sempre la Ricci a rivelare agli inquirenti di aver minacciato gli utenti della struttura a non parlare con nessuno dei maltrattamenti subiti: «Non vi azzardate a dire che vengono assunte persone che vi mettono le mani addosso» dice e continua spiegando alla titolare con orgoglio di aver costretto un minore «a dire davanti a tutti che non siamo male... che non lo picchiamo... e che lo abbiamo aiutato... bello eh?».

IL CIBO CARENTE

Che i bambini avessero fame, continuamente, che mangiassero poco e male lo confermano le madri, nelle loro numerose testimonianze. Ma lo sapevano anche le operatrici: «La mia paura stasera è che venga fuori che i ragazzi dicono che non mangiano – è lo sfogo della Ricci con Tamara Pucciarelli– che gli viene dato solo il brodo... perché non è arrivata la vellulata, era acqua sporca... le porzioni non erano sufficienti e stasera questo non è cibo... neanche in tempo di guerra davano cibo così». «Io se hanno fame li gonfio di frutta» svela una dipendente parlando con la Ricci. Tanto la frutta quasi sempre era gratis, perché proveniva dalle “donazioni” di un titolare di un banco al mercato, amico di un parroco della Provincia, la cui nipote era stata assunta alla Serinper. Frutta già quasi marcia, di almeno tre giorni, che ormai al mercato non si poteva più vendere e che invece poteva imbandire le tavole degli ospiti della cooperativa. «Fate attenzione ai controlli– dice il parroco parlando un giorno con Laura Biancolini– perché non è roba tracciabile». «La consumiamo il sabato e la domenica – risponde la donna – quando tanto non vengono controlli».

DORMIRE SUL PAVIMENTO O SUL LETTI SPORCHI

Le conversazioni tra le due operatrici indagate per maltrattamenti Lara Fiorentini e Laura Biancolini sono frequenti, anche se spesso traspare la paura di «finire sui giornali» e di essere «troppo in vista». Le due si lasciano andare a frasi che dipingono un quadro buio della vita dei bambini nelle strutture Serinper. Sta arrivando un nuovo ospite in Casa Sonrisa, nonostante non ci siano più letti a disposizione: «C’è sempre il divano... o il pavimento» commentano le due. «Devi dirgli qualcosa– dice la Fiorentini intercettata – Se ci fanno una segnalazione l’Ufficio igiene ci chiude...io non ce lo metterei il mio bambino a dormire lì». Invece di bambini “lì” ce ne dormivano anche più del previsto, su materassi «macchiati di urine e sangue» scrivono gli inquirenti, in cassettoni estraibili che uscivano dagli armadi, a volte senza lenzuola, o senza piumone e nella sporcizia.

L E OFFESE E IL RAZZISMO

Alcuni bambini vengono definiti “problematici” e la loro gestione sembra sfuggire alle educatrici. Ma i toni violenti e razzisti con cui Enrico Benassi, ex vice presidente della Serinper, commenta gli episodi “pericolosi” anche per i lavoratori delle strutture, non passa inosservato agli inquirenti che trascrivono: «A zampate... a calci in bocca quel marocchino di m... se c’è bisogno chiamatemi che vengo a trascinarlo fuori dal cancello per gli orecchi». «Un ficcone nel muso a quel bastardo– dice sempre Benassi– poi vanno a dire alle Iene che lo picchiavamo». E ancora: «Psichiatrici di m...– dice sempre Benassi riferendosi ai casi terapeutici trattati dalle strutture– andrebbero sciolti nell’acido, ma poi non sapremmo di che campare». —

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