Escavazione marmo, per il Grig c’è divieto di aprire nuove cave sulle Apuane

L’associazione scrive al ministero e alla soprintendenza. Sul parco: «Protegge l’ambiente o favorisce l’estrazione?»

MASSA. L’associazione ecologista Gruppo d’intervento Giuridico (GrIG) ha deciso di fare chiarezza una volta per tutte sul divieto, sulle Alpi Apuane, di aprire cave e ampliare quelle esistenti e sulle eventuali eccezioni previste a quel divieto. Lo scorso 10 giugno ha quindi inoltrato una specifica istanza di accesso civico, informazione ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti ad una serie di soggetti competenti.

L’istanza ha coinvolto infatti i ministeri della Transizione Ecologica e della Cultura, la Regione Toscana, la soprintendenza, il parco naturale regionale delle Alpi Apuane, i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale e i Carabinieri Forestale. Sono stati informati, per conoscenza, anche la Commissione europea e le Procure di Massa e Lucca (territori in cui ricadono le Alpi Apuane). Una richiesta di chiarimenti, quindi, sulla possibile apertura di nuove cave, di cui si è ampiamente parlato nel territorio di Massa.


In particolare il Grig ricorda le norme di salvaguardia disposte per le zone di protezione speciale individuate da una direttiva Ce sulla tutela dell’avifauna selvatica per far parte della Rete Natura 2000: «Gran parte delle Alpi Apuane – spiega l’associazione ambientalista – rientra, oltre che nel parco naturale regionale delle Alpi Apuane, proprio nella zona di protezione speciale, dove in linea di massima non possono, quindi, essere aperte nuove cave o riaperte quelle dismesse». Ecco quindi la volontà di chiarimento. Il Grig in particolare chiede chiarezza sulle aree esclude dal divieto di apertura o ampliamento di cave: «L’Ente Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, in seguito a precedenti istanze del Grig nell’ottobre 2018, nell’aprile e nel dicembre 2019 e nel giugno 2020, ha comunicato quali sono le cave ricadenti nelle ipotesi di esclusione dell’applicazione del divieto, con volumetrie estratte e autorizzate alla data del 31 marzo 2019. La risposta è stata chiara: cava Piastramarina, nel Comune di Minucciano e Cava Borra Larga, Comune di Stazzema. Sono, quindi, due le cave escluse dall’applicazione del divieto di apertura di nuova cava o riapertura di quelle dismesse all’interno della zona di protezione speciale che interessa l’area naturale protetta».

Secondo il Grig «l’Ente Parco naturale regionale delle Alpi Apuane ha chiesto – con la deliberazione Consiglio direttivo dell’1 marzo 2019 – di ottenere dalla Regione un’interpretazione di manica larga per l’attività estrattiva nelle zone di protezione speciale. Ci si chiede se il ruolo del Parco naturale sia quello di proteggere l’ambiente delle Alpi Apuane, già fin troppo massacrato dalle cave di marmo, o quello di favorire l’attività estrattiva senza se e senza ma. La Regione Toscana, forte di un discutibile parere fornito dall’Università degli Studi di Firenze al parco naturale regionale delle Alpi Apuane, ha chiesto da tempo specifico avviso in merito alla corretta interpretazione del divieto. Il Grig ha, quindi, chiesto di conoscere quali siano state le determinazioni assunte, auspicando un risolutivo intervento delle amministrazioni pubbliche competenti per l’inibizione delle attività estrattive non consentite nella zona a protezione speciale. Soprattutto l’Ente Parco è chiamato a dare finalmente concretezza ed efficacia alle dichiarazioni inerenti la volontà di riduzione delle aree estrattive del 30 percento più volte effettuate». —
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