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Troppa paura dopo aver fatto il vaccino: a Massa "assalto" al pronto soccorso per fare la tac

Nella fotografia, l’ingresso del pronto soccorso dell’ospedale delle Apuane e accanto il primario Alberto Conti

Il primario Conti: in percentuale minima i sintomi dipendono dalla dose. Picco di accessi anche per incidenti e abuso di alcol

MASSA CARRARA. Arriva all’ospedale e riferisce un forte prurito al braccio. Le prude anche un ginocchio, il collo e pure un piede. Neanche un segno, neanche una bollicina, ma lei non sta nei panni, è preoccupatissima. Qualche ora prima ha fatto il vaccino anti Covid e teme una reazione allergica. I medici fanno tutti gli accertamenti, ma hanno ben chiaro il quadro: è l’ansia, la paura – comprensibile visto anche i pareri contrastanti su alcune tipologie di vaccino – che si sia prodotta una reazione allergica. Sono tante, tantissime le persone, soprattutto donne, che dopo il vaccino, anche una settimana dopo, si rivolgono all’ospedale. Riferiscono una sintomatologia – in molti casi pruriti o formicolii – che imputano alla vaccinazione. La paura più grande – i fatti di cronaca hanno contribuito non poco – è quella di una trombosi.

Il dottor Alberto Conti, che il pronto soccorso lo dirige, registra in media due accessi al giorni per disturbi ascritti dai pazienti alla vaccinazione: «Almeno una persona al giorno, ma la media è di due – dettaglia il medico – si rivolge al pronto soccorso perché ritiene di avere sintomi collegati alla somministrazione della dose di vaccino. Si tratta in gran parte di donne e spesso è l’ansia a fare la sua parte. Talvolta i pazienti descrivono una varietà così ampia di sintomi non specifici da far presumere che siano effetto della paura. Molti sono rassicurati soltanto dopo essere stati sottoposti ad angio tac cerebrale, l’esame in grado di accertare o escludere la trombosi».


Il medico invita i pazienti a non sottovalutare mai i segnali che il corpo invia, ma anche a mantenere la calma: «È giusto rivolgersi al pronto soccorso quando si sta male, ma dei sintomi che i pazienti descrivono, soltanto una piccolissima parte è ascrivibile al vaccino. Spesso il paziente arriva dopo aver contattato il medico di famiglia che lo ha rassicurato, ma solo la possibilità di sottoporsi ad esami diagnostici lo tranquillizza. È importante però ricordare che l’angio tac cerebrale espone ad una elevatissima quantità di radiazioni, dunque è fondamentale che, soprattutto le donne in età fertile, vi si sottopongano solo in caso di effettiva necessità. Ricordo che il più importante dei sintomi è la cefalea locale acuta e duratura. Questa sì che deve preoccupare».

Aumentano gli accessi dei pazienti dopo la vaccinazione e anche quelli di pazienti psichiatrici: «In media gli accessi psichiatrici sono due o tre al giorno. Si tratta in gran parte di uomini molto giovani. Il periodo di pandemia è stato difficile per tutti, ancor di più ha alterato l’equilibrio mentale di chi già aveva un quadro complesso».

Ma la vera impennata di accessi al pronto soccorso è determinata dai traumi. Sì perché se, con le limitazioni e il coprifuoco, siamo usciti il minimo indispensabile con auto e moto, adesso torniamo tutti in strada e gli effetti si fanno sentire pesantemente: «Siamo arrivati – sintetizza il dottor Alberto Conti – ai livelli pre Covid. Rispetto agli ultimi mesi, gli accessi di pazienti con traumi da incidenti stradali è aumentato di circa 20 volte. Cadute in motorino, incidenti stradali e – di conseguenza – sono aumentati in maniera importanti i traumi».

C’è poi un incremento degli accessi, sempre nei giovani, per abuso di alcol: «Fortunatamente – premette il primario – non abbiamo registrato, come accaduto in passato, casi di coma etilico, ma i giovani e giovanissimi, ragazzi e ragazze, sono tornati a bere come dannati. Lo fanno come se, dopo le restrizioni, dovessero rimettere il tempo perso. E molti finiscono in ospedale». Il Covid rallenta, ma il lavoro al pronto soccorso – per tirare le somme – proprio no. —

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