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Borgo Ducale e l’oblio: l’area ora torna all’asta

Lo stato attuale degli edifici: scheletri giganti abbandonati. L’ area, di circa undicimila metri quadrati, si trova all’angolo tra l’Aurelia e via dei Margini, proprio sopra il fiume (foto Claudio Cuffaro)

Cantieri fermi dal 2014: regna il degrado e la concessione edilizia è scaduta

Il sole batte forte su quella distesa di cemento. I pilastri in ferro, arrugginiti e tristi, fanno da sentinelle: a reggere metri e metri quadrati di case e negozi hanno rinunciato. Da anni. Da quelle parti l’unico abitante è il degrado. Un sogno infranto Borgo Ducale, una speranza – e un progetto di riqualificazione – naufragato. E dove i massesi avrebbero dovuto veder sorgere 45 appartamenti e 26 attività commerciali, adesso vedono soltanto erbacce, cumuli di sudicio, cemento ammalorato e ruggine. Tanta ruggine.

Quell’area che guarda il fiume, all’angolo tra via dei Margini e l’Aurelia, a due passi dalla città, questa mattina va all’asta. Non che sia la prima volta perché all’asta già c’è andata e nessuno si è fatto avanti.


Il prezzo è quindi in picchiata: se nel 2019 i beni immobili di Borgo Ducale, lotto unico, sono andati all’asta per 5,9 milioni di euro, adesso il prezzo base è di poco superiore al milione e 400mila euro. L’offerta minima è di un milione e 64mila euro. Cifra bassa, è vero, per un’area però che ha un grande problema: una concessione edilizia scaduta. Insomma, il titolo a costruire in quella parte di città non c’è. Non più. La svolta quindi – e qui un ruolo fondamentale lo gioca la politica – è capire quale siano le intenzioni dell’amministrazione per quell’area. Cosa – e come – si possa realizzare in quel pezzo di città, destinato a grandi progetti e finito nel degrado totale.

La storia di Borgo Ducale – per ripercorrerne le tappe salienti – inizia nel 2007: un progetto privato di riqualificazione che prevede la costruzione di quattro edifici per un totale di 45 appartamenti e 26 fondi commerciali. L’operazione contempla anche la realizzazione di spazi ad uso pubblico: un parcheggio, una passeggiata lungo il fiume, una piazzetta. Il cantiere, però, non apre i battenti e non soltanto perché alcuni degli imprenditori che hanno proposto e sostenuto il progetto si defilano, ma anche perché la riqualificazione viene duramente contestata dagli ambientalisti con il coinvolgimento della Soprintendenza. Ed è proprio la Soprintendenza a dire no alla demolizione della vecchia segheria. Tutto si ferma. Per anni.

Nel 2012 il progetto viene recuperato e si torna a parlare di recupero dell’area: l’assetto della società proprietaria e costruttrice cambia e un ruolo di primo piano, questa volta, lo acquisisce anche il pubblico. Sì perché la riqualificazione viene inserita all’interno dei progetti Piuss, quelli – per intenderci – grazie ai quali sono state pedonalizzate piazza Aranci e piazza Mercurio.

Adesso la cementificazione è ridotta e sono previsti – oltre a case di nuova generazione con fornitura di energia pulita – più ampi spazi a destinazione pubblica: un parcheggio e un museo della Resistenza nella segheria salvata dalla ruspe. Un nuovo progetto, quindi e l’inizio dei lavori. Solo l’inizio, poi più nulla.

Rimangono di quel mega intervento urbanistico-edilizio solo le fondamenta, una grande gettata di cemento e i lunghi pali in ferro che avrebbero dovuto sorreggere i piani superiori. E fanno invece da sentinella al nulla. Il resto è abbandono e degrado, dal 2014 quando la società Borgo Ducale chiede il fallimento. Tutto si ferma e un’area di circa 11mila metri quadrati, a due passi dal cuore della città, rimane nel completo abbandono.

La recinzione che delimita quello che è stato un cantiere è rotta e all’interno qualcuno ha gettato di tutto: materiale edile, spazzatura. Un cumulo di vecchi abiti e un paio di scarpe, rotte e inutili, accolgono subito dopo la rete metallica lungo l’Aurelia.

Eppure quel pezzo di città potrebbe essere un gioiello, come potrebbe esserlo, appena oltre il ponte Trieste, un altro angolo di Massa dimenticato: la Concia. Due aree che hanno avuto l’ambizione di diventare parte di un percorso lungo fiume, di quel famoso parco fluviale che a Massa non è mai sorto e si riduce a poco più di un chilometro. Dall’obelisco su viale Vecchio a Marina.

Oggi gli 11mila metri quadrati in cui avremmo dovuto vedere case, negozi, piazze e pure impianti per la produzione di energia pulita vanno nuovamente all’asta, ma la vera sfida è il ritorno di una progettualità, è capire come recuperare e valorizzare una porzione dimenticata di città. Come dare dignità alla vecchia segheria tutelata dalla Soprintendenza. Come integrare il fiume con la sua città.

E per qualcuno la strada da percorrere è una e una sola: l’acquisizione da parte del Comune di Massa. Proprietà e progetti. —

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