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Processo Politeama, un altro rinvio adesso la prescrizione è più vicina

Il Politeama dopo uno dei due crolli che ha reso inagibile l’edificio storico

E intanto parlano i rappresentanti della Caprice: non abbiamo nessuna responsabilità su quanto è successo all’edifcio

CARRARA. Processo Politeama, un altro rinvio. L'udienza prevista per oggi (giovedì) non ci sarà a causa dell'indisponibilità della sala: la nuova data sarà decretata proprio in queste ore. Si tratta del secondo rinvio in poche settimane, dopo quello per l'impedimento del giudice di fine maggio. Al centro della prossima udienza l'esame dell'imputato l'architetto Silvestro Telara, progettista e direttore generale dei lavori della struttura. E nel frattempo dalla nuova Caprice contro-replicano alla nota del Comitato per la difesa del Politeama delle scorse settimane: «Caprice e la nuova subentrata nel luglio 2002 non hanno responsabilità. Sono passati 31 anni, lasciate da parte – si rivolgono al Comitato – il risaputo rancore per i fatti del 1990, scegliamo anzi il confronto e non lo scontro. Da 4 anni inutilmente cerchiamo un incontro e abbiamo inviato al Comitato una relazione dettagliata che hanno anche visionato con alcuni proprietari, ma non ci è pervenuta alcuna comunicazione a oggi». E aggiungono i rappresentanti della nuova Caprice: «Non esiste nesso tra l'inagibilità del teatro del 2006, il cedimento del 2008 e il crollo del 2011. Non esistono problemi statici in tutto il Politeama, l'inagibilità del teatro del 2006 sicuramente serve a qualcuno (non siete voi, precisano indirizzandosi al Comitato) per coprire le proprie responsabilità». Poi si passa alle carte, quelle dell'udienza dello scorso 22 ottobre: «Il gestore del cinema nell'udienza lo ripete più volte: “Anomalie solo a giugno 2008”, “cedimento improvviso”. Nella perizia del 5 agosto 2009 si legge a pagina 15 di un “modesto distacco di intonaco osservato qualche giorno prima” dal gestore. E ancora, riprendendo la perizia del 2006 dell'ingegner Claps sul “certificato di idoneità statica”, richiesta dalla commissione di vigilanza a seguito di esposti del Comitatoche evidenziavano infiltrazioni e peso copertura nuova; ecco, il certificato era finalizzato al peso della copertura ed era stato accettato dai componenti della commissione». E fanno notare: «Visto il valore del documento, se si fosse trovato all'inizio del processo e non nell'aprile 2013... a nostro avviso tutto sarebbe stato più semplice. Le vendite allo stato grezzo sopra alle colonne sofferenti – continuano – al quarto e quinto piano sono state fatte nel 2006; i lavori di ristrutturazione fatti dai nuovi proprietari sono stati al quinto piano due soppalchi, al quarto un massetto termico. È tutto confermato dai consulenti tecnici del tribunale. Le vendite sono state fatte con trasparenza e legalità, gli acquirenti hanno visionato più volte gli immobili, con professionisti di fiducia e perizie, è tutto documentato: le accuse ai titolari di Caprice sono infondate». — RIPRODUZIONE RISERVATA