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I periti sul ponte di Albiano: «A rischio crollo da anni, Anas doveva chiuderlo»

Il furgone caduto sull’alveo del fiume

Uno dei consulenti, rispondendo alle domanda del pm, ha ribadito la responsabilità degli enti che lo hanno gestito 

AULLA. Il ponte di Albiano era a rischio crollo da anni e Anas avrebbe dovuto chiuderlo. È quanto emerso durante l’incidente probatorio sul crollo della struttura, che si è tenuto ieri mattina nella sala del consiglio comunale a Massa. I consulenti che hanno realizzato la perizia per il tribunale hanno risposto alle domande del pubblico ministero e dei difensori dei 22 imputati e stamani risponderanno al giudice. Gli avvocati hanno presentato eccezioni preliminari per non aver avuto la possibilità di partecipare ai carotaggi con i loro periti, ma sono state respinte.

La perizia ha evidenziato che il terreno su cui era appoggiato il ponte di Albiano si è spostato di alcune decine di millimetri in cinque anni a causa di una vecchia frana che non ha mai smesso di muoversi. Ma questa non è l’unica causa del crollo della struttura avvenuta la mattina dell’8 aprile dello scorso anno. C’è anche un progetto di ricostruzione non seguito alla lettera e c’è anche la superficialità di chi non ha dato ascolto agli allarmi o di chi ha fatto controlli ma non quelli giusti.


Lo studio dei periti si è sviluppato su due livelli: quello geologico e quello ingegneristico. Da una parte hanno ripercorso la storia del ponte per individuare eventuali errori umani, dalla costruzione alla manutenzione.

Dall’altra hanno cercato di capire se e quanto la vecchia frana di Caprigliola abbia inciso sul crollo della struttura. Dai dati raccolti, i due consulenti sono riusciti a registrare uno spostamento di 10/20 millimetri in cinque anni, dovuto alla vecchia frana sul versante di Caprigliola. Ma sono movimenti talmente lenti che nessuno poteva rendersene conto. Detto questo, non mancano le responsabilità umane, secondo quanto emerge dalla perizia.

Il ponte demolito dalle truppe tedesche nel 1949 viene ricostruito. Le prove dimostrano però che gli archi non vengono realizzati come da progetto. In gergo non sono archi a tre cerniere ma incastrati con vincolo elastico al piede. E se per i progettisti dell’epoca non è un difetto, per i periti del tribunale avrà un ruolo significativo nel crollo della struttura, perché avrebbe causato «momenti flettenti» in sezioni del ponte che non sono progettati per reggerli. Questo, associato al movimento della frana, avrebbe causato il crollo.

I segnali c’erano. Eppure, secondo i periti, sono sempre stati ignorati o sottovalutati dagli enti che lo hanno gestito: Provincia e Anas. —

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