Fossa Combratta non si tocca: ora lo dice anche Mattarella

Arriva il decreto a firma del presidente della Repubblica: inammissibile il ricorso presentato dall’ azienda che ha la concessione della cava in Brugiana

CARRARA. Ricorso «inammissibile» su Fossa Combratta: dopo il parere del Consiglio di Stato che aveva dato ragione a piazza Due Giugno, ora a sancire lo stop all'attività estrattiva decretato dal consiglio comunale c'è il decreto a firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Prima del decreto, nelle scorse settimane, era arrivato il parere – richiesto dal Ministero dell'Interno – del Consiglio di Stato sul ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dalla Tonarelli Piero Alfredo Srl, in quel momento titolare dell'autorizzazione per l'escavazione della cava Fossa Combratta (la numero 181).

Era il 28 agosto 2018 infatti quando il consiglio comunale con un ordine del giorno – presentato dal Movimento 5 Stelle, passato con i voti della maggioranza; contraria l'opposizione – aveva messo al centro della seduta la volontà di «perseguire la tutela ambientale e paesaggistica del monte Brugiana in via preferenziale rispetto ad altre finalità», impegnandosi «in sede di pianificazione territoriale a proporre la cessazione di ogni attività estrattiva nelle aree individuate». E così, a una settimana circa dalla seconda conferenza dei servizi su Fossa Combratta che era stata calendarizzata per il 5 settembre 2018, l'azienda aveva prima «diffidato» il Comune dicendo di «astenersi dall'interferire con i lavori della conferenza dei servizi», per poi chiedere l'annullamento della delibera di consiglio. L'impresa, tra gli altri motivi, contestava l'«incompetenza del Consiglio Comunale» sul tema, ma pure, come riportano sempre le carte, la «violazione» di alcuni articoli costituzionali in materia di iniziativa economica privata.

Dall'altra parte palazzo civico, invece, nella memoria difensiva del luglio 2019 aveva fatto notare: «La cava in questione è stata oggetto di diversi provvedimenti da parte dell'Asl, la quale ha imposto opere di messa in sicurezza per la presenza di strutture-masse rocciose in condizioni di equilibrio precario e instabilità e di aver ottenuto il nulla osta del Parco delle Alpi Apuane per la realizzazione di un paramassi con la prescrizione “non sono consentiti tagli al monte né altra opera diversa dalla costruzione del rilevato paramassi”». E avevano aggiunto che: «Si sono succedute diverse Conferenze dei servizi sul tema e che il Parco delle Alpi Apuane con la determinazione n.7 del 15 marzo 2019 ha espresso il “diniego al rilascio della pronuncia di compatibilità ambientale per l'intervento di messa in sicurezza della cava di Fossa Combratta, nel Comune di Carrara, secondo l'istanza formulata dal sig. Alessandro Franzoni, amministratore unico della ditta “Tonarelli Piero Alfredo Srl”». E allora per il Consiglio di Stato «l'atto impugnato non si configura come atto amministrativo idoneo a ledere la posizione giuridica della ricorrente, ma quale atto di indirizzo dell'organo comunale». —