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Perde l'equilibrio e cade in un canalone: addio a Chiara, morta a 45 anni sulla montagna che amava

Carrara, l’escursionista stava percorrendo una zona impervia del monte Spallone: madre di due figli viveva a Chiesina Uzzanese dove gestiva con la famiglia un'azienda agricola. Aveva anche un'azienda di vernici a Lappato

CARRARA. Non era la prima volta che saliva sulla vetta del monte Sagro. Non era nemmeno la prima volta che percorreva quel crinale invece del classico percorso Cai. Perché di quella montagna conosceva anche i sassi e non la temeva.

Eppure è successo. Ha perso l’equilibrio mentre camminava ed è scivolata giù verso valle per trecento metri, lungo un canalone, schiantandosi su un ravaneto sopra la cava Saccagna, lato Carrara. Chiara Galligani, 45 anni, di Chiesina Uzzanese, è morta poco dopo. L’amico che era con lei l’ha raggiunta e l’ha vista esalare l’ultimo respiro.


È successo domenica 6 giugno, poco dopo le 11, sul monte Spallone, cima che unisce i comuni di Carrara, Massa e Fivizzano e raggiunge quota 1. 639 metri. Dalla vetta principale si raggiunge il Sagro attraverso un percorso con diversi punti esposti, cioè a picco, battuti solo da escursionisti esperti. Come Chiara, per cui le montagne, soprattutto le Alpi Apuane, non erano certo un mistero.

Spesso ci andava con il suo cane, un pastore apuano che aveva chiamato Gea, come le dea della Terra, madre di tutte le altre divinità greche. «C’è un modo di entrare in contatto con la natura che solo alcuni fortunati possono conoscere, ed è viverla insieme al proprio cane», aveva scritto il 16 aprile sulla pagina Facebook.

Ieri mattina era sulla vetta del monte Spallone insieme a un amico. È lui a chiamare i soccorsi alle 11.18 e a raggiungerla per primo, pensando di poterla salvare e rischiando a suo volta di precipitare. Ma il tempo e la forma della montagna ostacolano i soccorsi. C’è la nebbia e il Pegaso 3 non riesce ad avvicinarsi prima del pomeriggio. Sul posto arrivano anche polizia, vigili del fuoco e la squadra di Carrara e Lunigiana del soccorso alpino e speleologico toscano.

I soccorritori devono raggiungerla a piedi, partendo dal monte Sagro. Il tragitto è lungo. Arrivati sul posto non c’è più nulla da fare. Chiara è già morta. Non resta quindi che aspettare il magistrato per il nulla osta alla rimozione del corpo e dare la notizia alla famiglia. La salma verrà poi trasportata, solo nel tardo pomeriggio, all’obitorio di Carrara.

Stando a una prima ricostruzione, la 45enne avrebbe perso l’equilibrio mentre percorreva una zona impervia del monte Spallone che solo gli escursionisti esperti si azzardano a percorrere. D’inverno, con la neve o il ghiaccio, è sconsigliato anche a loro.

Chiara, uno spirito libero a contatto con la natura

La notizia della tragica scomparsa di Chiara Galligani, 45 anni, madre di due figli, arriva come un secco e inaspettato colpo di frusta che ferisce profondamente e disorienta la comunità chiesinese, messa già a dura prova dal Covid e dai recenti lutti legati a giovani donne. Là, fra quelle cime silenti e confortanti e quegli interminabili spazi che tanto amava, e dove aveva ritrovato e rafforzato l’equilibrio interiore che la contraddistingueva, l’atroce destino l’ha tolta all’affetto dei propri cari.

Chiara era tutto ciò che racchiude il semplice ma allo stesso tempo complesso significato della parola solare, di donna che vive in simbiosi, o meglio in osmosi con l’ambiente esterno, di chi sa assaporare ed esaltare a pieno le meraviglie della natura.

Perso il padre, un paio di anni addietro, aveva realizzato, assieme alla mamma, al fratello Alessandro e alla sorella Gaia, una sorta di laboratorio a cielo aperto, con la ristrutturata casa colonica e l’appezzamento di terreno annesso, di proprietà, molto vicino alla residenza di via Romana Vecchia. Inoltre, mandava avanti sempre col fratello la BFG, ditta di famiglia di colori per cartiere, a Lappato, nella vicina provincia di Lucca.

Come poteva però correva alla fattoria con tanti animali, all’insegna di un modus vivendi del quale ci stiamo colpevolmente dimenticando. Non lo considerava un punto di arrivo quanto la solida base per successive sperimentazioni e progetti. Fra le tante persone che hanno avuto l’indubbio privilegio di conoscerla, e che ne piangono la perdita, c’è anche Fabio Berti, primo cittadino del comune chiesinese, che abita a pochi centinaia di metri dalla casa di Chiara, ragazza che ha visto nascere e crescere.

«Ovunque volgo lo sguardo - dice con la voce rotta dall’emozione - rivedo il suo sorriso contagioso, la sua voglia di fare, l’innato spirito libero, disponibile e propositivo al servizio del prossimo e della comunità». Mi ricordo - prosegue - con quanto amore e dedizione, sempre lei, diplomata all’istituto d’arte a Lucca, aveva dato vita aduna lodevole iniziativa di pittura per bambini disabili. Avevamo parlato pure di recente dei suoi sogni su come valorizzare la struttura per dare un migliore servizio, per sfruttarne le potenzialità, mai fine a se stesse. Davanti a simile tragedie risulta impossibile dare una spiegazione. Resta il dolore lacerante e la consapevolezza che, comunque questa splendida persona, ha lasciato con l’esempio piccoli, grandi insegnamenti di vita.

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