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Le iniettano sei dosi di vaccino tutte insieme. La giovane sta bene: «Sono sotto choc, ma non denuncerò l'infermiera»

L'ospedale di Massa

La 23enne massese tenuta una notte in osservazione. Il suo sangue sarà studiato. Ha forte dolore al braccio, ma nessun altro effetto collaterale

MASSA. Ha la spossatezza di chi si è preso una bella influenza, la testa pesante, il corpo stanco. Il braccio gonfio e dolorante. Ha addosso la fatica di chi ha subito un fortissimo stress emotivo, di chi ha conosciuto – e ancora non ha vinto – la paura.
 
L’hanno dimessa dall’ospedale delle Apuane dopo 24 ore di osservazione. Domenica mattina, per errore, le hanno iniettato un’intera fiala di vaccino Pfizer. Sei dosi tutte insieme, principio attivo puro, senza diluizione. Ma lei non ha rabbia addosso e per l’infermiera che l’ha vaccinata ha parole di comprensione: «So che sta malissimo per l’ accaduto. Io le dico che sono pronta a parlarle perché senta la mia voce e capisca che sto bene».
 
L’Asl ha aperto un’indagine interna per ricostruire la dinamica, anche se la certezza è che si «sia trattato di un errore umano, uno scivolone – lo definisce il dottor Tommaso Bellandi, responsabile della sicurezza del paziente – dovuto a un calo dell’attenzione».
 
Nessun effetto collaterale grave per la ragazza – non fino ad ora – ma la forza per parlare, da sola, lei ancora non ce l’ha. Ha bisogno che sua madre, avvocato, le stia vicino, la sostenga nel racconto. Di una cosa la 23enne di Massa, laureata in Psicologia clinica e studentessa al biennio magistrale di specializzazione a Pisa, è certa: non sporgerà denuncia. E non lo farà sua madre. Non c’è rabbia in loro.
 
Certo c’è la consapevolezza della gravità dell’accaduto e delle settimane di controlli necessari per escludere effetti collaterali, problemi al sistema immunitario. «Non denunceremo – spiega con sua madre – dopo la somministrazione delle dosi, sono intervenuti gli agenti della squadra mobile. Ci hanno chiesto come fossero andate le cose, ma abbiamo valutato di non denunciare. Io – sottolinea la mamma – sono una libera professionista, comprendo l’errore umano. Certo, se gli effetti collaterali ci fossero stati – aggiunge – se il vaccino non fosse stato Pfizer, allora le cose sarebbero state diverse». Nessuna denuncia penale e nessuna richiesta di risarcimento in questa fase, «adesso la priorità è che mia figlia stia bene». 
 
Certo la ragazza non avrà settimane facili: il suo è un caso raro, tanto da essere oggetto di studio, non solo all’ospedale delle Apuane, ma anche nel centro di immunologia dell’università di Firenze. Somministrazioni di intere fiale Pfizer sono avvenute solo – fa il punto l’Asl – nei confronti di un infermiere di Tel Aviv e in otto operatori di una residenza sanitaria tedesca.
 
Domenica quella “mega somministrazione” tocca a lei, massese di 23 anni. Sono le 10 quando arriva al Noa: ha deciso di vaccinarsi perché tra pochi giorni sarà al lavoro, in corsia, come tirocinante, nel reparto di salute mentale e vuole assicurarsi di essere protetta.
 
Lei – ricostruisce il dottor Tommaso Bellandi –  è la paziente numero 25. In ambulatorio ci sono il medico, che fa l’anamnesi e un'infermiera: è lei che, avendo finito i precedenti flaconi, va a prenderne uno nuovo. Con sei dosi all’interno. Quelle dosi, pari a 0,45cc di principio attivo, vanno diluite con  – così prevede il protocollo  – 1,8 cc di soluzione fisiologica. Solo a diluizione fatta, vengono prelevate le quantità da iniettare sui sei diversi pazienti tanto che con ciascun flacone sono fornite sia la soluzione sia le sei siringhe per le somministrazioni. L’infermiera la soluzione nella fiala però non la inserisce, pensa probabilmente di avere ancora il vecchio flaconcino, con l’ultima dose: aspira l’intero contenuto con la siringa e lo inietta tutto. Poi vede che il flacone è vuoto, ma sul tavolo ci sono ancora cinque siringhe.
 
E realizza. «Ho visto l’infermiera preoccupata parlare con il medico»  –  racconta la ragazza con la madre. Poi la paziente esce per attendere i 15 minuti previsti dal protocollo. E lì , in sala d’attesa, le spiegano l’errore: «Mi hanno detto che avevano iniettato più dosi, prima hanno parlato di due, poi mi hanno detto sei. Mi hanno spiegato che mi avrebbero tenuto in osservazione al pronto soccorso. Ero spaventatissima. Ho chiamato subito mia madre, ero sotto choc».
 
L’Asl allerta la dottoressa Antonella Vincenti, responsabile dell’infettivologia: lei raggiunge la ragazza e la monitora.
 
«Mi è stata molto vicina e come lei il dottor Leorin, la dottoressa Michela Zanetti, della psicologia clinica, non mi ha mai lasciato, mi ha rassicurato, incoraggiato, è stata preziosissima». La febbre non arriva, arriva, invece il gonfiore al braccio e il mal di testa. Alla paziente  – spiega la dottoressa Vincenti  –  viene somministrato l’antipiretico e l’antiinfiammatorio, viene idratata. Passa una notte in ospedale fino alle dimissione dopo 24 ore. 
Adesso lei è a casa, è «stravolta, ma  – la madre le fa coraggio  –  si rimetterà in pista tra due o tre giorni». Il suo sangue è già allo studio degli immunologi di Firenze e lo saranno anche i campioni prelevati nei prossimi giorni, il timore è che, per assurdo, un eccesso di vaccino, blocchi il sistema immunitario riducendo la protezione dal Covid.
 
L’Asl attiva anche la psicologia clinica per affiancare l'infermiera che ha vaccinato: è sotto choc. Non riesce a spiegare cosa le sia successo. L’azienda apre un'inchiesta interna per capire cosa sia accaduto e valutare un intervento sui protocolli di sicurezza. Ad ora non sono stati assunti provvediemnti disciplinari.
 
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