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Morto sui binari a 31 anni, ascoltato testimone chiave

Claudio Vita

Massa, la procura ha sentito uno dei due uomini pratesi coinvolti: «Trattenuto contro la mia volontà, non avevamo rubato i soldi»

MASSA. Davanti al pubblico ministero e ai carabinieri ha confermato la ricostruzione dell’amico: non avrebbero rubato il portafoglio, sarebbero stati accusati ingiustamente, sarebbero scappati solo per paura, non per torto, e lui, alla fine, sarebbe stato anche trattenuto dal gruppo mentre l’altro fuggiva e poi si lanciava sul treno merci inseguito da Claudio Vita, il ristoratore di 31 anni, trovato morto poco dopo, all’alba del 19 aprile, sui binari in località Montiscendi, a Montignoso.

Questa è la testimonianza di uno dei due uomini che la sera prima erano a mangiare al suo locale, al Cinquale, e che giovedì è stato sentito dalla procura. L’altro, un 30enne di Prato, risulta essere ancora indagato per omicidio e furto, anche se la prima accusa verrà sicuramente archiviata. Dai primi risultati dell’autopsia, dalle varie testimonianze raccolte fino ad ora e dalle immagini di videosorveglianza, sembra chiara la dinamica dell’incidente.

Tutto parte in piazza De Andrè, al Cinquale, dove scoppia una lite tra Vita e colleghi e i due pratesi (che frequentano spesso la zona). I primi accusano i secondi di aver rubato un portafoglio dal locale contenente cinquemila euro. I secondi respingono al mittente le accuse. Poi scappano. Uno viene fermato e trattenuto tutta la notte. L’altro va verso la stazione di Massa dove poi, vedendo arrivare il gruppo, si lancia sul treno merci in corsa e torna a casa, a Prato. Anche Vita, per inseguirlo, si lancia sul convoglio, ma dopo pochi chilometri cade (da solo) a terra e batte la testa.

Archiviata l’accusa di omicidio, rimarrebbe quella di furto relativa alla presunta sparizione, dal locale, del portafoglio, su cui adesso si stanno concentrando le indagini dei carabinieri della compagnia di Massa che, nelle ultime tre settimane, hanno passato al setaccio tutte le telecamere di videosorveglianza e ascoltato tutti i testimoni ascoltabili per capire se, quando, come e chi ha rubato il portafoglio.

Secondo il legale del 30enne indagato, Leonardo Pugi (che ha presentato istanza per chiedere che venisse ascoltato l’amico), «la sua testimonianza conferma che i due ragazzi sono parte offesa in questi fatti. Sono stati aggrediti e uno dei due è stato trattenuto contro la sua volontà dal gruppo massese». —


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