Contenuto riservato agli abbonati

Marmo, ecco dove e quanto si può escavare. Il Comune: estraiamo meno del consentito

Carrara: presentati i piani dei nove bacini estrattivi. In dieci anni potranno essere asportate dai monti circa 9 milioni di tonnellate

MASSA. Il Comune di Massa presenta i Pabe, piani attuativi dei bacini estrattivi, e lo fa in una video conferenza in streaming a cui partecipano decine di cittadini, associazioni, imprenditori e ambientalisti. “Nessun consumo di suolo vergine”, “nessuna interferenza con aree boscate” e soprattutto “l’80% della superficie estrattiva non subirà alcuna variazione, privilegiando coltivazioni in sotterraneo”: così il professor Carmignani, dell’università di Siena, ha descritto la progettazione dei Pabe che, ancor prima di essere approvati in Consiglio comunale, hanno sollevato polemiche infinite, tutte sul tavolo della discussione.

«Questo è un primo momento di confronto – è il commento del sindaco Francesco Persiani – ce ne saranno molti altri e renderemo pubblica sul sito del Comune tutta la documentazione dell’Università di Siena, affinché i cittadini possano fare osservazioni e ricevere risposte». La progettazione dei Pabe è stata elaborata dal centro di geotecnologie dell’Università di Siena; a Massa sono stati individuati nove bacini: Monte Cavallo, Piastreta Sella, Valsora Giacceto, Carchio, Caprara, Madielle, Brugiana, Carrara-Massa e Fondone Cerignano. «Per ognuno – spiega il professor Carmignani – deve essere fatto un Pabe a sé e il Comune ne deve approvare in tutto nove. Il bacino Massa-Carrara, l’unico a trovarsi fuori dal parco delle Apuane, va affrontato a parte, con regole e tutele diverse. La cornice, però, è sempre quella dataci dalla Regione, dalle sue leggi, dal suo Piano paesaggistico e dal Pit, il piano di indirizzo territoriale». Come a dire che nessuno ha avuto mai le mani totalmente libere. Due gli obiettivi che il Comune ha chiesto all’università di Siena di perseguire: la tutela del paesaggio “prima di ogni altra cosa” specifica il sindaco, e la salvaguardia delle risorse economiche delle attività estrattive. Nei Pabe di Massa c’è scritto, in pratica, quanto si potrà estrarre nei prossimi dieci anni, dove si potrà estrarre e come avverrà l’estrazione. «Ovviamente non si può estrarre dove vogliamo – spiega Carmignani – ma solo nelle aree contigue di cava dedicate all’attività estrattiva; rimangono immutati i volumi estrattivi previsti nei dieci anni di validità dei Pabe, complessivamente 3milioni e 335mila metri cubi, circa 9 milioni di tonnellate, quando il Piano regionale cave concederebbe al Comune la possibilità di estrarre molto di più, ovvero 4,5 milioni di metri cubi fino al 2038. Dunque un comportamento, il nostro, molto virtuoso». Durante l'incontro sono state mostrate e presentate numerose cartine che dividono tutta la zona dei bacini in diverse aree: «L’area di tutela – spiega Carmignani – dove non sarà permessa nessuna attività nei prossimi 10 anni; l’area di riqualificazione, dove è prevista una forte diminuzione dell’impatto paesaggistico; le aree di coltivazione a cielo aperto e quelle di coltivazione in sotterraneo». I numeri secondo l’Università parlano chiaro: «Le aree di riqualificazione sono il 30% delle aree impattate dalle precedenti coltivazioni – dice Carmignani Le coltivazioni in sottosuolo sono state privilegiate rispetto a quelle a cielo aperto e le due superfici si equivalgono: 49,4 percento verrà coltivato a in sotterraneo e 50,6 a cielo aperto, il che è ancora una volta virtuoso dal punto di vista paesaggistico, visto che sulle Apuane le coltivazioni in sottosuolo arrivano solo al 20 percento. In più si distinguono le “aree con rilascio del permesso di ricerca” che “non consentiranno scavi – spiega Carmignani – cioè si farà ricerca senza nessun impatto». In definitiva le aree di protezione paesaggistica arriveranno a 3.618.000 metri quadrati «che rappresentano il 76 percento della superficie dei bacini estrattivi del Comune». Affrontato velocemente anche l’argomento dell’attivazione delle sette cave dismesse: Capriolo, Rocchetta, Puntello Bore, Mucchietto, Carpano di Sotto, Focolaccia e Cresta degli amari: «Non le abbiamo scelte in base alla loro remuneratività – conclude Carmignani – ma secondo alcuni criteri: dovevano essere ben servite da strade, essere cave piccole o di medie dimensioni, con giacimenti qualitativamente interessanti e a prevalenza di coltivazioni in sottosuolo». —


© RIPRODUZIONE RISERVATA