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Inchiesta sui trasporti, il sistema Massa Carrara per fare affari senza fatica

Le ditte coinvolte lavoravano in tutta Italia, ma solo qui pagavano le mazzette e il lavoro, grazie ai trasporti per il marmo e la nautica, era davvero tanto

MASSA CARRARA. Le ditte lavoravano in tutta Italia: trasporti eccezionali, carichi ingombranti, spesso pesantissimi. Gli iter burocratici per ottenere le autorizzazioni e transitare sulle vie provinciali, li conoscevano benissimo, sapevano quanto e come pagare. Sapevano anche però che, in quel di Massa Carrara, le regole erano altre. E le accettavano. Perché se una volta ogni tanto anche all’ombra delle Apuane c’era da fare le cose per bene per non dare nell’occhio, nella stragrande maggioranza dei casi, il meccanismo non era certo quello autorizzativo con tanto di moduli, richieste e bollettini da versare. C’era da telefonare alla persona giusta, uno dei tre dipendenti della Provincia finiti in carcere (Francesco Ambrosio, Renato Viscuso ed Enrico Micheloni) e quello faceva avere l’autorizzazione. A tempo zero. Niente attesa, niente tempi burocratici. Il bollettino non andava versato e l’importo, minore di quello previsto dalla legge, diventava – stando all’ipotesi accusatoria – mazzetta. I soldi – sostiene la procura – finivano in una busta, consegnati al dipendente che in un battibaleno aveva autorizzato al transito del trasporto sulle vie provinciali.

Un meccanismo che garantiva soldi nelle tasche dei tre dipendenti di Palazzo ducale, già coinvolti nell’inchiesta sull’assenteismo (leggi articolo accanto) e un bel risparmio alle ditte. E da queste parti da risparmiare c’era parecchio perché di trasporti eccezionali, con carichi pesante, in terra di marmo e nautica, se ne fanno davvero tanti. Le ditte coinvolte nell’inchiesta della Procura si occupavano spesso proprio di trasportare manufatti per la nautica o grandi blocchi escavati. E lo facevano transitando su vie provinciali. Vie che spesso da quel passaggio erano segnate e ferite. Ecco perché i trasportatori avrebbero dovuto pagare, per consentire il ripristino e la manutenzione, ma lo facevano una volta su quattro – ricostruiscono gli inquirenti – le altre adottavano il sistema in vigore in quel di Massa Carrara e chiamavano il dipendente della Provincia che si attivava, ogni giorno e qualsiasi ora, per far avere il via libera. Il che significava per le ditte contare su un’ulteriore vantaggio: quello di gestire i trasporti a proprio piacimento, scegliendo giorno e orari.


Quando la Procura, su segnalazione di chi nota qualcosa di strano nella gestione dei trasporti eccezionali, getta un occhio in quel mondo, beh si rende conto che ci sono ditte che lavorano in tutta Italia e che dovunque si attengono alle regole salvo qui. Qui, a Massa Carrara, si applica un sistema diverso, con tariffa “scontata” e da pagare a tre dipendenti e non all’ente. Gli stessi dipendenti che – stando alla tesi accusatoria – forniscono anche rassicurazioni sulla validità dell’autorizzazioni in caso di controlli delle forze dell’ordine su strada. Il sistema Massa Carrara per fare soldi e gestire il maggior numero di trasporti a fatica minima. —

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