Negozianti al collasso aiutati dalla Caritas

Il direttore  diocesano Almo Puntoni racconta la povertà: «Più richieste dalle famiglie italiane»

MASSA. Decidono di postdatare gli assegni: i fornitori chiedono di essere saldati e loro, commercianti, la liquidità non ce l’hanno. Firmano: sperano che il Covid conceda una tregua, che loro possano tornare a lavorare, sperano che il giorno in cui i fornitori quegli assegni li incasseranno, i soldi in banca ci siano. Ma non va così: l’attività non riprende. E loro rischiano il collasso, temono il fallimento dell’attività in cui hanno messo anima e sangue, quella con cui tirano avanti la famiglia. Bussano alle porte di Caritas: imbarazzati, con la fatica di ammettere la povertà. Caritas quelle porte le apre e fa un prestito ai due commercianti per evitare lo scoperto in banca. Almo Puntoni di Caritas è direttore diocesano. Cosa sia la povertà lo sa bene e bene ha fotografato l’effetto Covid sul mondo del lavoro.

Puntoni, in questo territorio il Covid ha peggiorato un quadro già difficile.
«La pandemia ha portato a galla il bisogno di essere sostenuti. Durante il lockdown hanno chiesto aiuto molte prostitute, molte transessuali: si sono rivolte ad associazioni e sono state sostenute dalle parrocchie. Dall’estate abbiamo cominciato a vedere gli effetti della crisi. Chi viveva di precariato, di lavoro nero, si è trovato senza un introito e senza ammortizzatori. Molti si sono rivolti a noi, con imbarazzo: è difficile riconoscersi come poveri».

Chi si è rivolto a voi?
«Sicuramente sono diminuite le richieste di aiuto dagli immigrati: molti di loro sono tornati a casa. Si sono rivolte a noi le famiglie del territorio, sono aumentati gli italiani, chi aveva un lavoro precario, al nero e lo ha perso. Hanno chiesto aiuto commercianti e artigiani, due di loro avevano emesso assegni post datati e avevano bisogno di un prestito. In alcuni casi ci siamo fatti carico di pagare le bollette e abbiamo distribuito le carte prepagate che ci sono state donate».
Anche il numero dei pasti alle mense Caritas è aumentato?
«Nella prima fase della pandemia abbiamo visto una diminuzione di persone alla mensa. In particolare gli anziani, più a rischio, hanno preferito, nonostante le difficoltà economiche, non uscire di casa. È venuto invece chi, da solo, proprio non ce l’avrebbe fatta. In un secondo momento, abbiamo riscontrato gli effetti della crisi occupazionale: i pasti serviti sono aumentati perché molti si sono ritrovati senza lavoro. In media in questa fase serviamo tra i 40 e i 50 pasti sia alla mensa di Carrara, sia a quella di Massa».
Poi ci sono i pacchi alimentari ...
«In provincia aiutiamo 1.200 famiglie per un totale di 3.500 persone. Garantiamo sostegni, in varie forme, attraverso le parrocchie. Chiunque si sia presentato, è stato accolto. Abbiamo cercato di dare un aiuto. Spesso si è trattato di una “pezza”: la povertà è un fenomeno complesso, prima di tutto culturale. Il nostro impegno è anche quello di educare al cibo, al suo utilizzo. Di frequente chi è più povero culturalmente lo è anche economicamente».
Caritas ha fatto e sta facendo tanto. C’è qualcuno che ha aiutato voi?
«Le difficoltà hanno prodotto un maggior spirito di solidarietà: abbiamo ricevuto aiuti e donazioni dal territorio. Io credo che adesso sia importante non dimenticare quello che questo periodo ci ha insegnato. Non passiamo oltre come se il Covid non fosse mai esistito». —