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Assenteismo in Provincia e al Genio civile, parlano gli impiegati: «Il sistema di timbratura era inefficiente»

Massa, prima udienza davanti al gup Berrino. Dieci dipendenti degli uffici hanno chiesto di essere interrogati. Ecco chi sono i 49 imputati che dovranno essere giudicati

MASSA. Adesso parlano loro, davanti al giudice dell’udienza preliminare Dario Berrino, forniscono la loro ricostruzione. E se la pubblico ministero Roberta Moramarco ritiene che siano entrati e usciti da lavoro senza strisciare il badge, con conseguente danno a carico dell’ente di cui erano dipendenti, loro passano al setaccio il sistema di timbratura mostrandone inefficienze e lentezze, spiegano come si svolgono i sopralluoghi fuori sede, come le comunicazioni tra uffici dislocati in varie zone del territorio. Chiariscono gli spostamenti per consegnare documenti o materiale ad altri enti.

Davanti al gup ci sono 49 persone rimaste coinvolte nell’inchiesta sull’assenteismo negli uffici della Provincia e in quelli del Genio civile, “emanazione” dalla Regione. E ieri davanti al gup dieci di quegli indagati chiedono di essere interrogati e spiegano, punto per punto, ogni assenza contestata.


Per gli indagati, pur con profili diversi, la pm ipotizza la falsa attestazione delle entrate e, in alcuni casi, la truffa a danno dell’ente pubblico a cui – stando alle tesi accusatorie – sarebbero state sottratte ore di lavoro. L’inchiesta – per ripercorrerne le tappe – muove i primi passi nel 2016, le indagini sono svolte dai carabinieri e proseguono per un paio d’anni con tanto di telecamere installate in Provincia e al Genio, di fronte alle macchinetta per le timbrature: nel gennaio del 2018 scattano poco meno di 70 iscrizioni. Per 29 di quegli indagati, nel settembre, vengono disposte le misure cautelari: 26 persone finiscono ai domiciliari, a tre viene imposto il divieto di dimora nel comune (misure poi sostituite dall’interdizione del lavoro). Per tutti gli altri indagati le misure cautelari non vengono richieste perché quei dipendenti pubblici hanno fatto il passo indietro: quando sulla stampa locale si diffonde la notizia di un’inchiesta in corso sugli assenteisti, loro – spiegava la pubblico ministero – di uscite senza strisciare il badge non se ne concedono più. Gli inquirenti, dunque, ritengono che per quei dipendenti il rischio di reiterazione del reato non esista. L’indagine prosegue fino alla conclusione e alla richiesta, nel dicembre scorso, del rinvio a giudizio per 49 indagati. La pm chiede invece e ottiene l’archiviazione per 17 persone perché – motiva – mancano elementi sufficienti per sostenere l’azione in giudizio, essendo le loro – si legge nel decreto di archiviazione – “condotte isolate o comunque rispetto alle quali, benché ripetute nel tempo, non si può ragionevolmente escludere che l’assenza di timbrature sia dovuta, anziché ad intento fraudolento, a dimenticanza o negligenza scusabile”.

La udienza preliminare slitta mese dopo mese: gli indagati sono tanti e manca uno spazio che possa accogliere loro e i legali nella garanzia del distanziamento. Fino all’individuazione della sala congressi a Marina dove ieri mattina si apre l’udienza preliminare che prosegue fino a tardo pomeriggio. Una decina di indagati chiede di essere interrogato: chi lavora al Genio spiega che il sistema di timbrature regionale non prevedeva – è la tesi che le difese espongono dal 2018 – le uscite brevi. Chi lavora in Provincia chiarisce come venivano gestiti i sopralluoghi sul territorio, come venivano trasferiti gli atti ad uffici dislocati in altre sedi. Le argomentazioni delle difese dunque si delineano davanti al gup che dovrà decidere se – e per chi – decidere il rinvio o il non luogo a procedere. Prossima udienza il 4 giugno. 

CHI SONO I 49 INDAGATI

Lo scorso 15 dicembre 49 indagati sono stati chiamati a presentarsi davanti al gup. Si tratta di Francesco Ambrosio, Rita Gina Belli, Amelia Biselli, Sirio Bonini, Andrea Cinquanta, Anna Confetti, Donatella Danesi, Enrico Micheloni, Diego Morabito, Marco Andrea Nari, Giovanni Padroni, Alessandro Puccetti, Nicola Rossetti, Nicoletta Rossi, Massimo Salvatori, Aldo Sartini, Giovanni Tassi, Marina Rossella Tongiani, Renato Viscuso, Loreno Vivoli, Andrea Battistini, Cristina Baudone, Antonio Bellini, Sergio Bernacca, Laura Elda Bertoncini, Lucia Bonfigli, Luca Bozzoli, Lorenza Canali, Maria Antoniella Candeloro, Maurizio Bernardo Cappè, Luigi D’Argliano, Gianni Dell’Ertole, Grazia Di Leva, Riccardo Francesconi, Pier Luigi Frustaci, Andrea Giusti, Laura Innocenti, Emwan Kulperk, Massenzio Lanini, Santo Macaluso, Luca Masula, Maria Luisa Mazzi, Laura Pantera, Batista Pimenta Taciana De Lurdes, Giuseppe Rossi, Simonetta Sergiampietri, Eugenia Stocchi, Emilio Venturini, Maria Teresa Zattera.L’udienza preliminare si è celebrata per la prima volta ieri, nella sala congressi ex Apt, quando sono state formalizzate anche alcuni richieste - accolte dal gup Berrino - di riti alternativi . L’udienza è slittata per mesi a causa del Covid: è stato necessario, infatti, trovare uno spazio che potesse accogliere i 49 indagati con i loro legali nel rispetto del distanziamento. Ieri, quindi, l’udienza preliminare con l’interrogatorio di chi ha chiesto al giudice di poter rispondere alla domande e spiegare la propria ricostruzione su ciascuno degli episodi contestati dalla pubblico ministero

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