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Sempre meno lavoro nella provincia depressa

Gli interrogatori per il caso Serinper nel dicembre scorso

L’andamento dell’occupazione, meno 2.300 posti negli ultimi mesi

C’è un “oltre” l’inchiesta Serinper. Perché c’è un territorio dove la politica – questa è l’immagine che al momento restituisce una parte dell’inchiesta – finisce per diventare un ufficio di collocamento. Anche, ma non solo, perché di lavoro non ce n’è. Un nodo annoso e un dialogo ricucito spesso parzialmente, con difficoltà, quello tra il territorio e l’occupazione, che il Covid-19 non ha creato, ma ha sicuramente acuito, reso più complicato. Perché la pandemia per la provincia apuana ha fatto il resto, o quasi, fagocitando oltre 2300 posti di lavoro. Numeri che sarebbero impietosi per tutti, figuriamoci qui, in un territorio, quello apuano, dove il concetto di “potenzialità” tanto decantato deve confrontarsi con le cifre che testimoniano problemi irrisolti.

E così, a rimarcare e a tradurre in dati una ferita profonda in una zona già provata sul fronte occupazionale, ecco l’indagine territoriale Excelsior elaborata dall’Istituto Studi e Ricerche, azienda speciale dell’ente camerale apuano, con uno studio dei primi mesi del 2021 sul monitoraggio dei fabbisogni occupazionali delle aziende. Sono 2320 le unità lavorative in meno come assunzioni, sancisce il report che in percentuale vale un -21, 5% a livello provinciale.


«Nei mesi del lockdown il calo è stato più intenso, per poi attenuarsi nella parte centrale dell’anno, negli ultimi mesi del 2020 la “seconda ondata” dell’epidemia ha però nuovamente accresciuto le difficoltà sul versante occupazionale», il punto dei ricercatori spiegando i “freddi” numeri. Certo, a livello regionale (e nazionale) lo studio certificava anche un calo ben peggiore sulla diminuzione delle assunzioni. Rimanendo però qui, all’ombra delle Apuane, il segno meno scandisce tutti (o quasi) i settori.

La geografia del calo delle assunzioni vede così i “Servizi di alloggio e ristorazione; servizi turistici” con un - 40,2%: tradotto, oltre 900 lavoratori, in meno; poi -35% dei “Servizi avanzati di supporto alle imprese” e il - 25% dei “Servizi alle persone”; per i “servizi” più generalmente parliamo di 2000 unità, assunzioni, sfumate a causa della pandemia nel corso della pandemia a Massa Carrara. I restanti – quindi 320 circa – nell’industria, con il dato più corposo rappresentato dal calo del 22, 2% del settore “estrazione e lavorazione di minerali”; unica controtendenza invece per l’ambito delle costruzioni (+8%). C’è di più, racconta il report. Questa la risposta numerica alla domanda “quanti”. L’identikit – chi ne ha risentito maggiormente –, invece, parte dalla richiesta di assunzioni di laureati con l’incidenza apuana che sfiora il 9%, con valori più bassi della media toscana (11%; ma anche di quella nazionale, il 14%). Sui diplomati, invece, siamo in linea con le altre province toscane: 36%. Mentre il dato apuano è più alto se parliamo del diploma professionale: 42,6%.

Il 10% invece delle aziende della provincia ha richiesto la dicitura “nessun titolo di studio” in vista di assunzioni. Sul capitolo contratti, il 17% dei casi ha firmato un contratto a tempo indeterminato; quasi il 60% invece a tempo determinato; la fetta restante è fatta di contratti di apprendistato (9,8%), in somministrazione (6,7%) e altre tipologie di collaborazioni (6,6%). Insomma, provando a tracciare un bilancio, il calo in tempi di pandemia ha retto maggiormente nell’industria, rispetto ai servizi, con una richiesta maggiore in provincia di un diploma professionale ai candidati; sotto il 9 per cento, invece, per chi possiede una laurea. La gran parte dei contratti firmati è però a tempo determinato. I numeri di un fenomeno, ma anche qualche esempio. Con la stagione estiva alle porte sono spuntati vari annunci social per la ricerca di personale, soprattutto in locali come bar e ristoranti che contano di incrementare il lavoro in estate. Impieghi stagionali, messi sui social e tolti dalle attività a distanza di 24-48 ore, complici le numerose candidature arrivate. Una manciata i casi tutti apuani per rimanere solo nelle ultime settimane: «Abbiamo levato l’annuncio dopo pochi giorni, avevamo la fila per le candidature...», il refrain che, seppur in parte, “conforta” quello che i numeri dicono da tempo: servono risposte strutturali. —

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