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Scandalo accoglienza, la Procura chiede il rinvio a giudizio per undici persone. I nomi e le accuse

Il blitz dei carabinieri alla sede di Serinper. In basso a sinistra Alessio Zoppi, Enrico Benassi, in alto Paola Giusti

Massa: davanti al gup i tre titolari della cooperativa il sindaco di Villafranca Filippo Bellesi e la direttrice della società della Salute

MASSA. La Procura di Massa Carrara ha chiesto undici rinvii a giudizio per la vicenda Serinper, la cooperativa sociale apuana che tutt’oggi gestisce case di accoglienza per minori e mamme disagiate, finita sotto inchiesta nel dicembre del 2020 per maltrattamenti, corruzione e traffico di influenze illecite.

Un terremoto giudiziario che: la pubblico ministero Alessia Iacopini, che a dicembre scorso aveva chiesto e ottenuto otto misure cautelari ai domiciliari, indagando 22 persone, tra politici, dipendenti pubblici ed operatori della Serinper, il prossimo 3 giugno, davanti al giudice dell’udienza preliminare, chiederà di aprire il processo per i tre titolari della cooperativa Alessio Zoppi, Enrico Benassi e Tamara Pucciarelli; per Paola Giusti, responsabile del centro affidi del Comune di Massa; il sindaco di Villafranca in Lunigiana Filippo Bellesi; Rosa Russo, ex giudice del Tribunale dei minori di Firenze; Mauro Marcelli, ex dipendente del Suap; Rosanna Vallelonga direttrice della Società della saluta della Lunigiana; Stefano Benedetti, presidente del Consiglio comunale di Massa; Giorgia Podestà, assessore al sociale del Comune di Montignoso e il consigliere Marino Petracci. Nella stessa sede, il prossimo 3 giugno, davanti al gup, inoltre, il Comune di Massa si costituirà parte civile, il che lascia pensare che ci siano molte cose da chiarire durante il processo.

Il caso Serinper sconvolse l’opinione pubblica, una parte delle indagini mirava a scoperchiare un sistema politico. Dalle indagini emerse, un “collaudato sistema” basato sull’assunzione di parenti e amici di funzionari pubblici, ma più in generale di chiunque, per qualche ragione, venisse reputato “utile alla causa” della cooperativa.

Lo scopo, secondo le accuse, era inserire nelle strutture sempre più donne e minori, ottenere finanziamenti come strutture accreditate, inaugurare nuove case- famiglia e aumentare i profitti. Dalle carte della Procura di Massa Carrara emersero anche i conti della cooperativa Serinper, che negli anni, vide moltiplicare il proprio volume di affari e gli introiti costituiti integralmente dal pagamento delle “rette”, che avveniva da parte di enti pubblici: nel 2011 la cooperativa aveva dichiarato circa 200mila euro; nel 2017 arrivò a 2,7 milioni di euro.

E poi ci sono le accuse per maltrattamenti, psicologici e fisici, che le mamme ospiti delle strutture (in tutto 13 quelle che la cooperativa Serinper ha aperto tra le province di Massa Carrara e Lucca) stanno tutt’oggi continuando a denunciare, ricordando periodi di fame, bambini costretti a bere latte acido, “abbracci contenitivi” e punizioni severe per evitare i pianti e i capricci dei piccoli.

Le unidici richieste di rinvio a giudizio arrivano a seguito della chiusura di uno stralcio delle indagini: c’è, infatti, un altro filone in cui sarebbero coinvolti educatrici e operatori della Serinper, oltre che direttori delle varie strutture, che si sono succeduti negli anni, i quali non hanno ancora ricevuto però l’avviso di conclusione delle indagini. Il che ha lasciato pensare, in queste settimane, ad un ulteriore scenario, ancora fluido, e ad altre ipotesi di reato, su cui la Procura di Massa Carrara cerca di vedere chiaro. Non è escluso quindi che vengano archiviate alcune posizioni o che possano figurare addirittura nuovi indagati. —

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