Il cinema e la calda calda: ecco la piazza che non c’è più

La piazza della Stazione vista dall’alto

Massa: i film al Mazzini e il primo bar con la tv, alla Stazione è cresciuto un pezzo di città

Piazza della Stazione non sarà più la stessa: con gli storici tigli, se ne vanno anche i ricordi. E si perde l’identità di un luogo e un pezzo di storia della nostra città.

Era ormai nell’aria il “restauro” di piazza IV Novembre, proprio davanti alla Stazione, fino alla mattina in cui sono stati abbattuti i tigli lato Viareggio per dare concretezza al nuovo progetto. Non un rifacimento del manto piastrellato, che in effetti da tempo se la passava parecchio male, ma una piazza completamente nuova e diversa nella sua struttura, con l’abbattimento di alcuni alberi storici.


Di quegli alberi sono rimasti solo i monconi, quasi in quel lato della piazza si fosse abbattuto un tornado come a fine anni ’70 a Poveromo. Di fronte al cambiamento – questo è fisiologico – si crea sempre una divisione netta tra favorevoli e contrari, ma davvero il progetto della nuova piazza alla Stazione non piace a molti. Non agli autisti del Ctt, non ai tassisti. Sicuramente non agli ambientalisti che contestano con forza l’abbattimento delle piante ricordando che se per tagliare un albero servono pochi minuti, per farlo crescere, grande come quei tigli tagliati, servono invece decine di anni. I tigli sono, purtroppo erano, un simbolo, il ricordo di tante generazioni passate da lì, dalla piazza della Stazione quando quella non era appendice della città, ma una sua parte.

Ritrovo per i giovanissimi che lì si davano appuntamento, specialmente nei giorni festivi, per passare insieme il pomeriggio: prime sbirciatine, innamoramenti. In un periodo in cui i più grandicelli “esploravano” le sale da ballo con apertura pomeridiana, le piazze rimanevano il luogo di incontro e di confronto per chi l’età per andare a ballare ancora non l’aveva.

Nelle serate d’estate piazza Stazione era il luogo in cui ritrovarsi per passare qualche ora al fresco. E se ti favi un appuntamento, i tigli erano il riferimento. Ci si incontrava lì, ci si sedeva nelle panchine lì sotto. In quelle panchine hanno chiacchierato gli anziani, cullato in carrozzina i loro bambini le mamma, hanno giocato i bimbi. La piazza era il luogo di passeggio per “andare a veder i treni” in stazione quando il treno ancora appariva una conquista della tecnica. Era la piazza del cinema in cui commentavi con gli amici il film dopo aver visto la prima proiezione al “Mazzini”. E dopo il film c’era la tappa obbligata: sì perché non era pensabile non fermarsi dalla “Norma”, proprio sulla piazza per gustarsi la focaccia con la calda calda, la migliore della città. La Norma era più di una pizzeria, era un’istituzione per i massesi.

Nella piazza dei treni, della calda calda da 10 e lode e del cinema, c’era anche un bar d’avanguardia: sul lato Viareggio, infatti, ravvivavano la piazza diverse attività commerciali e tra queste lo storico Piccolo Bar. Bar d’avanguardia perché fu il primo ad avere la tv dopo gli anni cinquanta. Lì la sera si riunivanp decine di massesi con gli occhi sgranati di fronte a quella “scatola magica”.

Uno spaccato di vita: i treni, ma anche le macchine perché in piazza che si trovava la scuola guida Vita.

Insomma la piazza con i suoi tigli, le palme, la calda calda della Norma ed i treni era un punto unico di riconoscimento, anche culturale e di comunità, che adesso non ci sarà più. Certo la piazza aveva bisogno di essere riqualificata, ma il timore è che con un intervento così radicale se ne perda la storia e l’identità. Forse – spiega chi il progetto non lo approva – sarebbe bastata la cura, il recupero, la riqualificazione: il giardino centrale attraversato da sentierini sterrati, il prato, i marciapiedi risagomati. Mantenere le piante più antiche, quelle in cui ci si incontrava, con la focaccia in mano, dopo un film al Mazzini, con il fischio di un treno che passava per portare in un luogo che allora sembrava tanto lontano. —

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