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Marmo, si riapre il fronte dei ricorsi: quali sono le trenta aziende “contro” il Comune

Carrara: nel mirino finiscono i piani attuativi di bacino. Da palazzo civico l’affondo: è il solito atteggiamento di scarsa collaborazione

CARRARA. Piani attuativi e piano regionale cave: fioccano altre “carte bollate” dalle imprese del lapideo.

Dopo l’autunno “caldo”, scandito a suon di ricorsi (dal regolamento degli agri marmiferi comunali fino alla tracciabilità, passando per le tariffe), varie aziende del settore marmifero carrarese ricorrono al Tar e al Capo dello Stato questa volta contestando i Piani attutativi dei bacini estrattivi (i Pabe, e in particolare la scheda 15, quella più corposa e approvata dal consiglio comunale nel novembre scorso) e il piano regionale cave che invece aveva incassato l’ok dal consiglio regionale in estate. Le imprese sono 30. I fronti sono due. Ci sono le aziende che hanno fatto ricorso al Tar per i Pabe, da valersi anche come motivi aggiunti contro il Prc, impugnato a inizio anno (assistite dagli avvocati Ferdinando Genovesi, Cristiana Carcelli, Cristina Cattani): La Facciata srl, Alba Ventura srl, Beran srl, Escavazione Marmi Fossa Ficola srl, Escavazione Marmi Campanili srl, Soc. Fantiscritti spa, Figaia Cave spa, F. t Cave srl, Marmi Carrara Lorano srl, Marmi Pregiati Carrara srl, Cave Amministrazione srl, Cave di Sponda srl, Escavazione Marmi Canalbianco Alto srl, Escavazione Polvaccio srl, G. mc. Graniti Marmi Colorati spa; Escavazione Marmi Lorano II. Mentre i ricorsi presentati al presidente della Repubblica sono delle seguenti aziende (assistite dai legali Riccardo Diamanti, Roberto Righi, Antonio Lattanzi, Sergio Menchini e Giuseppe Morbidelli): Caro & Colombi srl, Escavazione Tagliata Alta Eta, Escavazione Maggiore, Fantiscritti Marmi srl, Guglielmo Vennai spa, Società Apuana Marmi Sam Srl, Cooperativa Cavatori Canalgrande, Cooperativa Cavatori di Gioia, Gualtiero Corsi srl, Cremomarmi srl, Tonini Cave Fantiscritti srl e Bettogli Marmi srl; in questo “blocco” di ricorsi ci sono anche Cmv Marmi (assistita però dagli avvocati Ferdinando Genovesi, Cristiana Carcelli ed Edward William Watson Cheyne) e Calacatta Crestola srl (da Genovesi e Watson Cheyne).

Le aziende, parafrasando il quadro fatto di molti tecnicismi che emerge, contestano per quanto riguarda il piano regionale cave specialmente la percentuale della resa in blocchi della produzione che sarebbe ritenuta troppa alta (25 per cento). Un concetto ripreso dai Pabe. Ed è proprio in questi ultimi che le imprese tra i punti contestati inserirebbero anche il tema degli ormai noti fossi demaniali discussi proprio la settimana scorsa con un tavolo congiunto tra Regione, Comune, la Confindustria apuana e i sindacati. Una vicenda sollevata, lo ricordiamo, dalla Fillea Cgil, con la cava Polvaccio del gruppo Barattini ferma da mesi (4 gli operai interessati), con il nodo di quei fossi, canali demaniali nel sito estrattivo citati nei piani (il comma 5 dell’articolo 33). Insomma, tanti i nodi e così piazza Due Giugno con una delibera di giunta si costituisce in giudizio «nominando quale difensore uno studio legale esperto in materia di pianificazione e di attività estrattive esterno al Comune, che dovrà essere individuato attraverso idonea procedura di gara». Tradotto: non sarà l’avvocatura di palazzo civico a occuparsi della nuova pioggia di ricorsi che si va a sommare ai precedenti nel pianeta lapideo e che di fatto hanno toccato varie questioni.

«Le contestazioni sui Pabe riguardano l’impianto stesso dei piani – commenta a riguardo direttamente il sindaco Francesco De Pasquale –. Questa risposta da parte delle aziende dimostra che ancora una volta non si vogliono accogliere le innovazioni sul settore, innovazioni mirate a migliorare il rapporto tra il settore stesso e la città, mitigando l’impatto ambientale delle attività, aumentando la sicurezza del territorio e incrementando le ricadute economiche sull’intera comunità. Dopo la serie di ricorsi sul nuovo regolamento degli agri e sul sistema di tracciabilità, questa nuova pioggia di contestazioni è dunque l’ennesima conferma di un atteggiamento di scarsa collaborazione. Non solo. Questa risposta dimostra a chi ha provato a sostenere il contrario che la nostra azione politica sulla gestione del lapideo non fa certo sconti o favori alle imprese», conclude De Pasquale.



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