Sedie rotte e pc vecchi per gli operatori Cup, la denuncia della Cisl

Il sindacato parla di «una situazione preoccupante» e chiede interventi a favore dei lavoratori dei call center

MASSA. Stanno seduti cinque o sei ore al giorno su sedie sgangherate, davanti a monitor piccoli, che di anno in anno riducono la vista, in mezzo a cavi penzolanti e pc che si inchiodano sempre nel momento sbagliato, quando dall’altra parte della cornetta c’è un utente che vorrebbe prenotare una visita e magari si infuria perché l’operatore o l’operatrice ci sta mettendo troppo. È la giornata di lavoro tipo dei call-center dell’Asl di Massa-Carrara raccontata dalla Cisl Fp, che si dice «molto preoccupata dell’ambiente e della situazione lavorativa in cui versano le lavoratrici del call-center, un servizio di contact center che ha dimostrato il suo valore soprattutto in tempo di pandemia».

Secondo il sindacato i lavoratori hanno a disposizione solo «sedie di ferro fornite da Asl, rotte, non ergonomiche e non a norma, che spaccano la schiena dopo cinque o sei ore al telefono. Monitor troppo piccoli da non permettere all’operatore/operatrice di prenotare velocemente e agevolmente in condizioni visive atte a garantire la salute».

Quando ci si rivolge ad un call-center, dice il sindacato, «non si pensa al lavoro alienante e ripetitivo che sta dietro, all’utenza arrabbiata che è rimasta in attesa, e magari non trova l’appuntamento desiderato e poi s’infuria con chi sta dietro alla cornetta e fa il suo lavoro. I locali dell’Asl, in cui ha sede il call center, sono trascurati e lasciati nel degrado con scarsa manutenzione, cavi volanti, postazioni informatiche che non funzionano, tutto ciò rende ancora più gravoso il lavoro delle lavoratrici. Numerosi sono stati i solleciti, già dal 2019, e da troppi mesi la situazione si protra».

La Cisl Fp chiede all’Asl «di valorizzare il call center, aumentando le unità operative, questo anche a favore dell’utenza che non può accedere ad altro servizio di prenotazione, perché anziana e malata. Ci rivolgiamo alla politica e alle istituzioni, che fine ha fatto la promessa di internalizzare del servizio Cup che ha animato l’estate toscana lo scorso anno? Le solite promesse elettorali? Vogliamo dare risposte serie ai lavoratori e lavoratrici del Cup? Tavoli istituzionali aperti che non hanno portato ancora a fatti concreti; ci ritroveremo ad affrontare l’argomento solo nella prossima campagna elettorale con danni ai lavoratori e ai cittadini? ». —

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