De Pasquale annuncia: «Non mi ricandido»

Il sindaco fa il punto su sanità e lavoro «Adesso temo il crollo dell’occupazione»

La domanda arriva alla fine della lunga chiacchierata con il sindaco di Carrara Francesco De Pasquale. È una domanda diretta: sindaco lei ha intenzione di ricandidarsi alle prossime amministrative? «Non credo».

Per la prima volta, anche se in modo criptico, Francesco De Pasquale, sindaco dell’amministrazione Cinque Stelle, parla del futuro legato alle amministrative. Ma affronta anche altri temi dalla pandemia alla sanità ridisegnata fino ai progetti per l’ex monoblocco. Ma anche di lavoro e di occupazione.


Sindaco siamo a oltre un anno dal primo lockdown. Quale è stato il momento più difficile da sindaco e da cittadino?

«Non ho dubbi, il momento più complicato è stato lo scorso anno, all’inizio della pandemia, quando eravamo completamente smarriti, senza mascherine e con una scarsissima conoscenza del virus. Sono stati i giorni della “psicosi”. Ad esempio, ricevevo continue segnalazioni su presunti contagi: alle persone bastava vedere una automedica con personale a bordo per andare nel panico. Ricordo anche la difficoltà nel reperire le mascherine, il gel disinfettanti. Sono stati mesi complicati e parlo sia come sindaco che come cittadino».

Qual è oggi la situazione della pandemia?

«Oggi le cose vanno decisamente meglio e questa è la cosa più importante. In primis perché sappiamo come proteggerci dal virus e abbiamo i dispositivi per farlo. In secondo luogo perché abbiamo il vaccino: nei prossimi giorni dovrebbero arrivare dosi massicce in grado di far decollare la campagna. I problemi ci sono stati, è inutile nasconderlo, e anche diversi errori strategici (penso alla decisione del presidente della Regione Eugeni Giani relativa alla vaccinazione degli avvocati a discapito degli over 80) ma ora si vede davvero la luce in fondo al tunnel».

La sua amministrazione ha conseguito due importanti risultati: portare l’hub per le vaccinazioni a CarraraFiere e un progetto concreto per una cittadella della salute a Monterosso. Come ci siete riusciti?

«L’hub per le vaccinazioni a CarraraFiere è stata una nostra idea, che ci è venuta “naturalmente” conoscendo gli spazi a disposizione e anche alla luce dello stop forzato all’attività del polo fieristico. Avevamo questo asso nella manica, su Massa abbiamo giocato facile visto che avevano proposto la sede alle Iare o all’ex ospedale cittadino che non è a norma dal punto di vista sismico. CarraraFiere era il posto adatto per realizzare il maxi centro: e non dimentichiamo che la Regione ne è anche azionista. Abbiamo dovuto fare un po’ di pressing per superare qualche ostacolo burocratico ma alla fine tutto è stato superato».

Il responsabile della campagna vaccinale per la Regione è il suo predecessore, l’ex sindaco di Carrara Angelo Zubbani. Come è stato lavorare insieme?

«Non è che abbiamo proprio lavorato insieme, lui fa la sua parte di attività, io la mia. Spero di riuscire a ridare alla città quel peso che in passato qualcuno ha cercato di toglierle cancellando il punto nascita, prima, l’ospedale dopo. E ogni riferimento è puramente casuale».

E per quel che riguarda il monoblocco?

«Sul monoblocco il percorso è stato più lungo e faticoso. È iniziato con la precedente amministrazione regionale: abbiamo fatto la spola tra Carrara e Firenze, per mettere a punto una soluzione in grado di assegnare alla nostra città un ruolo centrale nella sanità con un intervento complessivo da 13 milioni di euro, che restituisce a Carrara, almeno in parte quanto le è stato tolto con la chiusura dell’ospedale. Non è stato facile perché anche dal punto di vista tecnico c’è voluto del tempo per avere un quadro chiaro. Devo dire che il ruolo dei comitati è stato fondamentale. Sono stati uno stimolo, un pungolo fondamentale per portare a casa un progetto soddisfacente che traducesse in realtà quello che abbiamo sempre detto, fin da prima della pandemia. Gli spazi del monoblocco sono una risorsa da valorizzare e Carrara non deve perdere nemmeno un servizio ma al contrario acquisirne di nuovi per diventare un polo sanitario complementare all’ospedale per acuti».

La pandemia come ha cambiato il suo rapporto con la città.

«Per mesi il mio rapporto con la città è stato solo virtuale. Durante il primo lockdown mi sono rivolto alla città con messaggi quotidiani, perché percepivo lo smarrimento e la sete di informazioni delle persone. Non è un caso che proprio in quella fase siamo arrivati ad avere 50mila followers. Come se ogni residente del nostro comune si fosse collegato».

E oggi, sindaco, quali sono le “nuove emergenze”?

«La crisi economica innescata dalla pandemia sicuramente ha aggravato il divario tra ricchi e meno abbienti. Noi abbiamo destinato oltre un milione di euro proprio alle famiglie più colpite dalla crisi e per quanto riguarda le attività commerciali, messo in campo tutte le misure che il governo ci ha permesso di attuare. In più il bando per le micro-imprese. Non posso non nascondere inoltre i timori che nutriamo sulla probabile emergenza abitativa che deriverà quando il governo solleverà il blocco sugli sfratti. Si tratta di una vera bomba sociale che sta per esplodere.

Quale impatto ha avuto la pandemia sul fronte occupazionale?

«Devastante, non ci sono altri modi per dirlo. E, purtroppo, temo che il grosso delle conseguenze non si sia ancora manifestato visto il blocco ancora vigente sui licenziamenti». —

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