Aulla perde un pezzo di storia: chiude storico bar

Le sorelle Casciari: troppo disinteresse per questa parte di città

AULLA. Da pochi giorni piazza della Repubblica è orfana di una storica attività, il bar Cesare, che era aperto dal 1982. E si rimane davvero stupefatti, facendo due passi in quella che è la piazza dei giardini, nel vedere il cartello “vendesi” attaccato sotto l’insegna del bar Cesare.

La stessa piazza dove c’era il distributore di benzina Ip, da qualche anno demolito, dietro il quale, fino agli anni’80, era protagonista il mitico “Bola”, con le sue angurie e le sue granite, noleggiando le “macchinine” ai più piccoli. Cartoline della memoria per chi ha ormai i capelli bianchi e stenta a riconoscere come propria la Aulla contemporanea. Ora in piazza della Repubblica, al posto del distributore, c’è un parcheggio e il centro storico, nelle immediate vicinanze, pullula di cartelli “affittasi” e “vendesi” sulle saracinesche tristemente abbassate. Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci: il bar Cesare non è stato chiuso a causa della situazione determinata dalle restrizioni per contenere la diffusione del Covid-19, ma per motivazioni personali di Daniela e Sarah Casciari, le due sorelle che ne avevano ereditato la gestione dal padre Cesare e dalla madre Maria Grazia Razzini otto anni fa. Come dicono loro stesse, infatti, l’emergenza sanitaria ha soltanto accelerato una decisione che era già stata presa.


Daniela Casciari, però, non manca di togliersi qualche sassolino dalle scarpe su piazza della Repubblica: «Purtroppo, a danneggiarci è stato anche il disinteresse per questa piazza, dove non sono mai state fatte iniziative di un certo rilievo, che veniva, di fatto, ignorata in occasione delle edizioni estive della Notte bianca. Noi sopperivamo come potevamo, ospitando musica dal vivo e qualche evento culturale assieme al circolo Arci Agogo e alla delegata alla cultura, Marina Pratici; così facendo, attiravamo gente anche da fuori, da Spezia ad esempio. Eravamo un punto di riferimento e le dimostrazioni di affetto che ci stanno inondando, per le quali non possiamo che dire grazie, ne sono la conferma; per tante persone eravamo una sorta di seconda casa. Certo è che se non ci fosse stata questa situazione di emergenza sanitaria, magari avremmo aspettato di vendere prima di chiudere».

A dare una mano al bancone del bar arrivava anche un’altra sorella, Cristiana, ma la società che lo gestiva vedeva alla guida, oltre a Daniela, la sorella Sarah. Ed è proprio quest’ultima a lasciarsi andare ai ricordi di una Aulla che non c’è più: «I nostri genitori avevano lavorato, soprattutto, con la clientela che veniva per un bicchiere di vino, per una tazzina di caffè. Noi abbiamo cercato di riportare gente a vivere una piazza che, per anni, è stata chiamata piazza della vergogna per la presenza del distributore abbandonato e in degrado, in una Aulla dove, dopo l’alluvione del 2011, non è venuto più nessuno. E pensare che quando c’era ancora la discoteca Kalika a Terrarossa (nel Comune di Licciana Nardi n. d. a.) , tanti ragazzi sul tragitto facevano tappa fissa da noi». –

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