Contenuto riservato agli abbonati

Il dato choc, nella provincia apuana chiuse 464 imprese femminili

La pandemia ha colpito soprattutto le aziende in rosa: lo dice uno studio della Camera di commercio di Massa Carrara

MASSA. Se qualcuno si chiedesse se la pandemia ha colpito le donne imprenditrici della provincia di Massa Carrara più degli imprenditori maschi, la risposta è “sì”.

Lo dice l’ultimo studio della Camera di Commercio apuana, realizzato dall’Istituto Studi e Ricerche, che oltre ai dati, drammatici nella loro caduta libera, mette in rilievo un aspetto più umano ed organizzativo. Alle donne le scuole chiuse hanno “regalo” figli a casa, che per età non possono rimanere da soli, costringendole, quando va bene, allo smart working, ma il più delle volte a prendere lunghi periodi di ferie dal lavoro; donne sulla cui schiena la pandemia ha messo anche gli anziani, molti fuori dalle case di riposo per problemi legati al Covid, e riunito sotto lo stesso tetto persone bisognose di cure distinte. Un carico di lavoro e di stress che non sta facilitando la loro carriera. «E gli effetti della pandemia– commenta il presidente della Camera di Commercio Dino Sodini – non si sono ancora visti pienamente; abbiamo i dati del 2020, ma si sa, le crisi vanno analizzate su periodi più lunghi». Lo studio dell’Isr abbraccia tutti i settori di interesse, dal mondo delle imprese, ai servizi, le libere professioni, le donne lavoratrici dipendenti, fino alla politica.


Le imprese “rosa” a causa del Covid nel 2020 hanno registrato il peggior risultato degli ultimi 17 anni, con 4. 432 imprese femminili attive sul territorio provinciale e 464 chiusure. Nel 2019 si perse l’1, 2% delle imprese femminili (48 aziende), nel 2020 un altro 0, 5% (15 aziende in meno). Secondo la Camera, nonostante la crisi, i settori più forti, dove la presenza delle imprese rosa regge ancora, sono il commercio al dettaglio, in cui sopravvivono quasi 1. 200 aziende dirette da donne, e la ristorazione: poco più di 400 attività sono completamente a conduzione femminile. Non crescono da anni ormai neanche le imprese femminili straniere, che rimangono in numero le più basse della Toscana, con una percentuale del 10%, rispetto al 17% regionale. Dentro le imprese continua ad esserci una costante presenza femminile, soprattutto tra le proprietarie di azioni e quote, ma sono pochissime gli amministratori delegati donne e i soci unici. Inoltre negli ultimi 10 anni non si è praticamente verificato alcun ricambio generazionale, tanto che i ruoli di prestigio nelle aziende sono coperti quasi esclusivamente da donne sopra i 70 anni. A causa della crisi, sarebbero stati costretti a bloccare le assunzioni di personale, per un totale di 2. 300 potenziali lavoratori in meno e tra questi 1. 000 sono donne.

Molto da dire anche sulle professioni, che a Massa Carrara dipingono un mondo al maschile: uomini e donne si equivalgono soltanto nel campo forense (in provincia esercitano 364 avvocatesse e 396 avvocati), ma tra i commercialisti esercitano ad esempio 249 uomini e soltanto 93 donne; tra gli ingegneri le donne sono 88 a fronte di 534 colleghi maschi e anche tra i medici il divario è ancora alto, 558 donne e 862 uomini. Infine la politica: Isr prende in considerazione i consigli comunali dei Comuni apuani, dove la presenza femminile arriva al 32%. A Mulazzo, ad esempio, non ci sono donne in Consiglio; a Podenzana una sola; a Massa sono 9 consigliere su 24, a Carrara 9 su 16. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA