«Giovani ubriachi, rumore e degrado». Lettera-esposto dei residenti del centro

Il comitato: situazione pesante anche con le restrizioni Covid, temiamo un’estate insostenibile. Le istituzioni ci aiutino

Massa. Assicurano che la vita per loro è già dura adesso, con tanto di restrizioni e orari da seguire. E il timore è che in estate, con una frenata del virus e conseguentemente delle limitazioni, si faccia insostenibile. Così, con la logica del “prevenire è meglio che curare”, i residenti del centro storico, riuniti in comitato, giocano d’anticipo e scrivono una lettera-esposto a prefetto, carabinieri, questura e sindaco: «Vedere come in pieno pomeriggio, in questi mesi – motiva il comitato – il mancato rispetto del distanziamento, il non utilizzo delle mascherine e il consumo di alcol fuori controllo siano una costante, non solo ci lascia sconcertati per le conseguenze immediate, ma ci fa immaginare ciò che accadrà quando (e speriamo succeda presto) l’emergenza sarà superata e le limitazioni di orario saranno tolte».

Del resto i residenti hanno ben nitido il ricordo di quanto accaduto l’anno scorso: «Abbiamo trascorso un’intera estate senza dormire, urla e canti fin oltre le 3, urina e vomito una costante sotto le nostre finestre. Non vogliamo che l’esperienza si ripeta e siamo convinti che adesso ci siano sia il tempo che i mezzi per evitarlo, purché ce ne sia anche la volontà».


I residenti raccontano di notti insonni, di totale mancanza di rispetto per i luoghi e le persone, di ragazzi ubriachi che costringono a rimanere sveglio chi il giorno successivo deve entrare al lavoro, raccontano di sporcizia abbandonata dovunque. Un disagio che il comitato, presieduto dall’avvocatessa Sarah Pugi, ha espresso più volte. A quel disagio proprio il comitato ha dato la forma di una petizione con 270 firme raccolte: resdienti e commercianti che chiedevano una mano all’amministrazione.

«Anche parecchi negozianti – la presidentessa Pugi motiva le loro firme – hanno aderito perché riconoscono che la situazione di degrado in centro storico, per la mala movida, lede l’immagine dell’intera città. Credo che 270 firme siano tante, eppure attendiamo ancora una convocazione da parte dell’amministrazione. Le restrizioni in atto non hanno cancellato il fenomeno, ma lo hanno solo anticipato al pomeriggio, mi sono ritrovata a rientrare a casa alle 16 e 30 tra ragazzi completamente ubriachi».

Il comitato sa che il fenomeno non è massese, ma ben più esteso: «Ci rendiamo conto delle difficoltà, vediamo che il problema è diffuso, ma vediamo anche che in altre città ci si sta muovendo in modo preciso. Nel nostro centro assistiamo invece ad interventi che ci appaiono sporadici e che certo non possiamo che apprezzare, ma non abbiamo riscontro di una linea ferma e condivisa che ci possa tranquillizzare per il prossimo futuro. Per questo motivo – spiega il comitato – abbiamo scritto a prefetto, sindaco, questura e comando dei Carabinieri riportando all’attenzione di tutti la nostra testimonianza e ricordando quelli che sono stati i punti critici del passato, in primis la difficoltà di dialogo con l’amministrazione. Abbiamo anche voluto sottolineare la nostra forte preoccupazione perché ancora oggi è evidente come la presenza delle forze dell’ordine non sia sufficiente a garantire il rispetto delle regole in certe situazioni».

Insomma, i residenti i problemi li vedono – e li vivono – tutti, anche adesso, in tempo di Covid con le restrizioni per il contenimento del contagio. E temono che l’estate possa arrivare il peggio. Chiedono quindi sostegno alle istituzioni e lo fanno con una lettera inviata, via pec, la scorsa settimana alle forze dell’ordine, al prefetto e all’amministrazione. Adesso attendono una risposta. Che contempli la possibilità di contemperare, nel rispetto reciproco e delle regole di convivenza, esigenze diverse: quelle di chi vuole divertirsi, vivere il giorno e anche la notte, quelle di chi, titolare di locali, con la voglia di divertirsi ci lavora e quella di chi in centro ci vive e si sente oggi limitato nei diritti e nelle libertà.

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