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Quei cento buchi neri nel cuore di Massa, serrande chiuse e vetrine in abbandono

Il nostro viaggio in centro città: nelle gallerie il quadro più triste. Sette fondi sfitti in via Ghirlanda, otto in via Beatrice

MASSA. Cento fondi commerciali sfitti o in attesa di nuovi inquilini, cento buchi neri che restituiscono un’immagine triste e decadente del centro di Massa. Che si tratti della centrale via Bastione, o delle "periferiche" via Beatrice o via Carioli, lo scenario è grosso modo il medesimo: accanto alle attività che ancora resistono, molte rinunciano. È un susseguirsi di cartelli: "vendesi, affittasi, cedesi attività".

Da mesi i segni della crisi commerciale sono pesantissimi, ma adesso chi si ritrova a passeggiare per la città non può che constatare che il quadro si è drammaticamente aggravate: il Covid, con la seconda lunga ondata epidemica, ha fatto la sua parte ma da tempo i portafogli dei commercianti sono sempre più leggeri. E molti esercenti dicono basta. Anche nel cuore del centro storico: in via Ghirlanda i fondi vuoti o in attesa di essere sgomberati sono sette, in via Cavour cinque, sono due in via Dante ed altrettanti in piazza Aranci. La desolazione poi aumenta nelle vie secondarie, alcune delle quali diventate ormai solo zone di passaggio per residenti: in via Cairoli, nel giro di pochi metri, i fondi colpiti dalla crisi sono sette, in via Alberica pure, diventano otto in via Beatrice e sette in via delle Mura sud. In via Girolamo Guidoni quattro fondi vuoti o in vendita: a loro si sono tristemente aggiunti la Prosciutteria, da poco dichiarata in vendita, e il fondo che ospitava la storica agenzia di viaggi Tourist coop che è vuoto. Sulla vetrina solo un cartello che ricorda le disposizioni ministeriali del 12 marzo. Soffre il cenro storico, ma non solo, anche oltrepassando l’Aurelia i segnali di ripresa non si avvertono: la desolazione è palpabile nelle gallerie dedicate ai pittori. Nella Da Vinci, ad esempio, soltanto a piano terra, si possono contare otto ambienti, mezzi vuoti e impolverati.

Nella più piccola galleria Buonarroti gli spazi che aspettano di essere affittati o venduti sono quattro. Più tetra ed in contrasto con lo stile del pittore a cui è intitolata è la galleria Sanzio. Di fondi vuoti se ne contano ben nove, molti concentrati nella parte che si affaccia in via del Patriota. Un’atmosfera triste accoglie i passati: un fusibile rotto e tante ragnatele su saracinesche arrugginite, evocando più un quadro di Füssli che di Raffaello. Quasi cento le serrande abbassate, buchi neri riempiti soltanto da qualche oggetto abbandonato, polvere e ragnatele. Molti dei negozi erano ovviamente già chiusi da tempo, come raccontano i fogli di giornale ingialliti a coprire le vetrine: alcuni risalgono al 2018, altri addirittura al 2014; altri fondi invece, seppur vuoti, recano cartelli con su scritto che l’attività si è trasferita da qualche altra parte, in cerca di maggior fortuna. Ma nel complesso non fanno altro che aggiungersi ad una conta che sta per arrivare in tripla cifra, se già non lo è. Infatti, quasi cento sono quelli facilmente accertabili dalla presenza di cartelli, insegne, o per il solo fatto di essere vuoti. In giro per la città ci sono anche tante altre saracinesche abbassate, che potrebbero far lievitare il numero, e tanti altri negozianti che stanno per prendere decisioni dolorose. --Ivan Zambelli© RIPRODUZIONE RISERVATA