Ghiaccio ed escursione termica in quota: «Così le Apuane diventano una trappola»

Nella foto grande (di Fabrizio Molignoni) la Tambura invernale, con condizioni molto simili a quelle di questi giorni e Marco Bonotti il 45enne morto dopo un volo di 400 metri

L’addio al 45enne morto sulla Vandelli. L’esperto del Cai Fabrizio Molignoni: chi non è esperto rinvii le gite di un mese 

MASSA. Domenica Fabrizio Molignoni, da anni membro del consiglio direttivo della sezione Cai Carrara, accompagnatore dei giovani aplinisti e istruttore nel settore neve e valanghe, era con alcuni ragazzi ai piedi della salita del monte Sagro.

Quando è arrivata la notizia della morte di Marco Bonotti, il camionista 45enne di Guadine padre di tre bambine tutta la bellezza di quella mattinata in montagna, coronata da un tiepido sole è svanita.


«Quando faccio i miei corsi inizio sempre con una immagine forte, di una slavina – dice Fabrizio – Sotto compare una scritta: esperto attenzione, la valanga non sa che sei esperto”. Questo per fare capire che quando si sale su questi sentieri, quando si calcano le piste, non si è mai abbastanza esperti».

«Il sentiero sulla Vandelli è bellissimo in estate – spiega Molignoni– in inverno diventa impegnativo, come tutti i percorsi sulle Apuane. In giornate come quella di domenica, con il sole ma ancora una forte escursione termica, le Apuane possono diventare trappole».

E proprio quel tratto di sentiero, quello dove Marco Bonotti è scivolato, precipitando per 400 metri, è particolarmente pericoloso.

«Ci sono stati già in passato parecchi incidenti – continua Molignoni – è un sentiero diagonale dove occorre molta perizia soprattutto con lo strato ghiacciato in superficie. Tre anni fa c’è stato, proprio in quel punto un altro incidente mortale».

A rendere le Apuane, e i loro spettacolari percorsi, delle “trappole” è in primo luogo la temperatura.

«Nelle ore centrali della giornata la temperatura sale – spiega ancora Molignoni – e questo ha permesso di sciogliere la neve fresca caduta copiosamente nelle settimane scorse. Le temperature elevate “ripuliscono” in sostanza il primo strato di neve, quello immediatamente sotto la notte “tira”: noi diciamo così, significa che si indurisce e senza ramponi e picozze, dosati nel modo giusto, diventa davvero difficile affrontare i sentieri».

E la tragedia avvenuta sulla via Vandelli, anche stando al racconto del nipote di Marco Bonotti, Matteo Conti, che era con lo zio quando è precipitato, è stata causata proprio dal ghiaccio, da quello strato di neve indurita che in quel preciso tratto del sentiero rende particolarmente difficile il percorso.

«In questo momento – conclude Molignoni – con le prime belle giornate e con questa situazione sanitaria che ci fa desiderare ancora di più stare all’aperto, e respirare aria buona, fare delle escursioni in montagna attira un po’tutti, soprattutto chi è appassionato. Il consiglio che io mi sento di dare è che, prima di mettersi in cammino su percorsi particolarmente ostici, biso gna valutare il proprio grado di competenza ed essere molto leali con se stessi. Altrimenti è meglio rinviare le escursioni al periodo estivo».

Le parole dell’esperto diventano un monito per tutti gli amanti della montagna che, in questo passaggio di stagione, amano trascorrere la domenica proprio sulle Apuane.

E intanto gli amici di Marco Bonotti quelli che erano con lui sulla Vandelli ma anche tutti coloro che lo apprezzavano e lo stimavano si ritroveranno oggi alle 15 nella chiesa di San Sebastiano per dare l’ultimo saluto a Marco. Ieri in obitorio è proseguito il pellegrinaggio di familiari, parenti, colleghi di lavoro ancora attoniti per quello che per quello che è accaduto in quel sentiero sulle Apuane, quelle che Marco amava così tanto.–

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