Carrara, Politeama: il Tar rinvia la consegna della verifica

E la Caprice replica al Comitato 

Carrara. Ancora un rinvio, ma era nell’aria, per la vicenda del Tar che riguarda il Politeama. È stata infatti pubblicata una nuova ordinanza relativa al ricorso del 2012 di Barbara Volpi (rappresentata e difesa dall'avvocato Roberto Righi), ricorso contro il Comune di Carrara (avvocati Sonia Fantoni e Marina Vannucci) e Regione Toscana, Ufficio Tecnico del Genio Civile di Massa (non costituiti in giudizio), oltre che nei confronti di Politeama srl e Caprice srl (non costituite in giudizio). Come già scritto dal Tirreno, l’obiettivo del ricorso è l'annullamento dell'ordinanza n. 690 del 12 ottobre 2011, con la quale il Direttore Generale del Comune ha ingiunto alla stessa Volpi la demolizione delle opere asseritamente abusive "tutte indicate nel verbale di sopralluogo del 27 settembre 2011”, realizzate nel Palazzo Politeama (parte centrale) al 4° piano. Il Tar aveva incaricato un verificatore, ma – si spiega nellpordinanza – «il verificatore incaricato ha chiesto la proroga del termine per il deposito della propria relazione, avuto riguardo alle difficoltà logistiche di accesso agli immobili per cui è causa, sottoposti a sequestro penale, e ai tempi tecnici occorrenti per munirsi delle necessarie autorizzazioni». L’istanza appare «adeguatamente giustificata», e quindi il Tar proroga fino al 31 marzo 2021 il termine concesso al verificatore per il deposito della propria relazione. E rinvia la causa per la discussione alla pubblica udienza del 15 giugno 2021, revocando la discussione già fissata per il 23 marzo 2021.

Replica della Caprice


Nel frattempo, dopo le critiche del Comitato Politeama, arriva un’articolata controreplica della Caprice, attraverso uno dei suoi rappresentanti.

«Non ci sono giochi di parole – ribadiscono dalla Caprice – abbiamo semplicemente riportato in modo chiaro e inequivocabile quello che si sta verificando nel processo Politeama in questi anni, sono 13 anni e 6 giudici, il tutto rilevato da documenti periziali del consulente del pm e verbali delle udienze». Tra i punti che si ribadiscono, la perizia dell’ingegner Claps che aveva dato il «certificato di idoneità statica su immobile Piazza Matteotti, n° 7 mappale 176 foglio 42 accettata dalla Commissione di vigilanza del Comune di Carrara. Era il 15 giugno del 2006».

Quindi, si ribadisce: «Nel 2006 non c’erano problemi di staticità, cosa è stato fatto dopo il 15 maggio 2006? Sono stati fatti lavori di ristrutturazione al 4° e 5° piano in verticale alle colonne sofferenti». E ancora: «Piena fiducia nella giustizia, cerchiamo solo una perizia di verifica a nostro avviso indispensabile per velocizzare la sentenza, ridare il cinema alla cittadinanza poi anche il teatro, tutto questo si può fare dopo aver individuato la causa reale del dissesto e i responsabili. Stiamo parlando di un grande fabbricato storico, Teatro Verdi Politeama, secondo in Toscana dopo il Comunale di Firenze tra i primi in Italia». «Oggi rimane il sequestro e l’immobile non è in sicurezza, la piazza transennata per circa 500 metri quadrati. Nell’udienza del 15 aprile 2016, in risposta a una domanda dell’avvocato Menconi, ecco la frase: “Non tolgo il sequestro perché ci sono ancora punti di criticità, ho avvisato il procuratore”. Bene – insiste la Caprice – ci dicano quali sono. Di sicuro non c’è più tempo da perdere, i punti di criticità diventano sempre più critici e pericolosi: noi crediamo di averli individuati, in particolare nel possibile cedimento del pilastro (A4) che secondo la perizia del Pm “pone dubbi anche sulla futura stabilità delle volte essendo queste molto ribassate e ampie”».

E il leit motiv: «Sono 29 anni che è stata fatta la sopra-elevazione, da 12 anni il palazzo è consolidato fino al 3° piano, ad oggi nessuna anomalia è stata riscontrata sulle colonne del 4° e 5° piano, nonostante non ci sia mai stato un puntello. Ci sono cinque ingegneri tutti d’accordo per il consolidamento fino al 3° piano incluso, dove oggi arrivano i puntelli, e siamo ancora più convinti che non c’è nessun collegamento tra il tetto e il dissesto, le responsabilità sono di altri».M.B.

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