Carrara, fossi e canali di cava demaniali, cronistoria di un caso irrisolto

Il tema era già stato affrontato in un protocollo d’intesa firmato e datato 2012 Il nodo è tornato alla ribalta dopo il blocco alla lavorazione al Polvaccio di Barattini 

Carrara. Che quei fossi e canali alle cave fossero un tema da affrontare si sapeva da quasi dieci anni, almeno. Sicuramente dal 2012, quando nell'estate di quell'anno il Comune di Carrara e la Provincia apuana – al tempo la competenza era di palazzo ducale, poi passata a Firenze successivamente – firmano un protocollo d'intesa “sull’assetto idraulico delle fosse demaniali e degli impluvi nei bacini marmiferi di Carrara”. E tracciano di fatto quella che è ora tra le soluzioni al vaglio degli uffici regionali (leggi sdemanializzazione). Piazza II Giugno nel luglio di 9 anni fa mette nero su bianco l'impegno con una delibera di giunta e la provincia risponde con una determina. «Nelle attuali mappe catastali all’interno dei bacini marmiferi di Carrara, in corrispondenza di impluvi dove originariamente scorrevano le acque superficiali, sono riportate numerose fosse demaniali (circa 79 denominazioni)», si spiega nei documenti che condensano gli studi a firma del geologo Antonino Criscuolo (per il Comune) e di quello della Provincia Luigi D'Argliano. «La maggior parte di queste fosse storicamente sono state utilizzate a servizio dell’attività d’escavazione, in particolare per lo scarico e il deposito dei detriti di lavorazione, costituendo i cosiddetti ravaneti, e per la realizzazione della viabilità di cava, perdendo così la precedente valenza idraulica», si legge nel carteggio; e allora, si ragiona, visto che per «l’eventuale utilizzo delle aree identificate come fosse demaniali occorre specifico parere da parte della Provincia, ente competente sul demanio idrico, che certifichi la perdita delle caratteristiche di corso d’acqua e ne assegni la gestione al Comune», si arriva alla soluzione che dovrebbe essere facilitata proprio dal protocollo: per «la semplificazione amministrativa dei procedimenti di autorizzazione all’escavazione e per la corretta gestione del territorio» è «necessario individuare e certificare in un unico documento la diversa fisionomia assunta dalle aree catastali identificate come fosse demaniali». La situazione oggi. Ma, per un motivo o per l'altro, la questione rimarrà nel cassetto per rispuntare fuori solo in coda al 2020, come abbiamo scritto in questi giorni raccogliendo varie voci dopo che Fillea Cgil Massa Carrara aveva sollevato il caso della cava Polvaccio del gruppo Barattini, con quattro lavoratori coinvolti. Infatti nei Piani attuativi dei bacini estrattivi (con la scheda 15 approvata a novembre), all'articolo 33 comma 5 si disciplina quel «progetto di escavazione» che «interessi elementi del reticolo regionale», o «del demanio idrico dello Stato» e per cui anche «in proiezione il richiedente dovrà presentare istanza di concessione al settore regionale competente», viene spiegato sull'autorizzazione in questi casi. Ed è per sciogliere il nodo prima che possa interessare altre cave che a Firenze nei prossimi giorni ci sarà un vertice per cercare di capire quale sarà la soluzione percorribile: sul tavolo la sdemanializzazione, appunto, come detto, e il canone d'occupazione come possibile opzione provvisoria. E arriviamo alla domanda d'obbligo: come è possibile che la tematica sia rimasta congelata per tutti questi anni. «La direzione rimane quella della delibera – conferma Andrea Vannucci, oggi consigliere di Insieme per Carrara, dal 2012 al 2015 vicesindaco con delega al lapideo (anche dal 2002 al 2007) –. Purtroppo poi per vari motivi e sicuramente anche per il cambio della competenza tra Provincia e Regione, è rimasto un protocollo e non si è dato seguito. È vero anche che all'epoca non c'era l'urgenza di adesso. La soluzione c'è: con tempi più lunghi la sdemanializzazione come si dice nel documento, ma per non far perdere settimane di lavoro si può trovare una soluzione temporanea come il pagamento di un canone». «Dal 2019, da quando ho ricevuto la delega al marmo non sono mancati i temi da affrontare dal regolamento degli agri ai Pabe; l'ufficio è stato impegnato su argomenti e atti molto importanti. Adesso confidiamo in una risoluzione della questione in tempi rapidi», conclude Martinelli. —

Luca Barbieri


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