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Coronavirs, la strage non si ferma nella provincia apuana: sei morti in un giorno

Il numero delle vittime dall’inizio della pandemia sale a 429. Biselli (direttore Noa): i ricoveri non scendono da settimane

MASSA CARRARA. Sei decessi. È un bollettino drammatico quello emanato ieri pomeriggio dall’Asl Toscana Nord Ovest. Sei le vittime associate al coronavirus (se a causa del Covid o con il virus e altre patologie concomitanti spetterà all’Istituto superiore di sanità stabilirlo).

Si tratta di Luisella Ragaglini (80 anni, Carrara), Millo Guidi (90 anni, Carrara), Guglielmo Guerra (63 anni, Massa), Ilde Del Moretto (82 anni, Montignoso), Franco Rappelli (86 anni, Montignoso), Agostino Simonelli (93 anni, Fivizzano). Quella di Massa-Carrara è la provincia toscana ad aver pagato il più alto tributo al Covid. Nove i decessi registrati ieri in regione (gli altri tre a Lucca e in Versilia).

La conta delle vittime in provincia dall’inizio della pandemia sale così a 429. In rialzo anche il numero dei contagi: dai 41 di due giorni fa ai 46 di ieri: 32 rilevati nella zona di Costa (sette Carrara, 24 Massa, uno Montignoso), 14 in Lunigiana (cinque ad Aulla, uno a Casola in Lunigiana, uno a Fivizzano, uno a Licciana Nardi, tre a Mulazzo, due a Pontremoli, uno a Villafranca in Lunigiana).

Il tasso di mortalità (anche se grezzo, non legato a dati statistici) pone Massa-Carrara al primo posto in regione (216 morti ogni 100mila abitanti) seguita a debita distanza da Firenze (136 ogni 100mila abitanti). Sull’ipermortalità apuana sono in corso due studi, uno interno dell’Asl sulla base dei dati dell’ultimo anno e uno dell’Ars, l’Agenzia regionale di sanità.

Giuliano Biselli, direttore del Noa, si dice preoccupato dalla “stazionarietà” della situazione: «I ricoveri Covid non calano. Possiamo oscillare dai 40 ai 50 nell’arco di una settimana, ma non scendono sotto questa soglia». Attualmente ci sono quattro pazienti intubati in intensiva, e quattro in subintensiva. È stato possibile restituire alla funzione originale solo a un reparto di Medicina: «Venticinque posti letto, altri 50 sono naturalmente per i pazienti Covid. Sono letti di Medicina e di Pneumologia. È una situazione delicata, da monitorare costantemente». Gli accessi al Pronto soccorso sono diminuiti, ma non i ricoveri: «Questo perché spesso vengono portati anziani con il Covid direttamente dalle Rsa».

L’auspicio è che possa al più presto partire la campagna vaccinale di massa, che le difficoltà delle grandi aziende farmaceutiche nel fornire le dosi promesse ai Paesi richiedenti sta facendo slittare di un mese. Il personale sanitario del Noa terminerà il richiamo mercoledì. E almeno questa è una buona notizia.

Ce ne sono poi altre due: «Il fatto che abbiamo potuto mantenere a regime reparti importanti come Cardiologia, Endoscopia, Oncologia, dove resta comunque sempre qualche letto libero. E la ripresa a turnazione completa delle sale operatorie».

Dall’8 febbraio, infatti, le 12 sale operatorie dell’ospedale massese lavoreranno tutte: «Da marzo a maggio 2020 siamo riusciti a garantire le operazioni urgenti, perché gli anestesisti venivano spostati ai blocchi Covid. Da ottobre, con la seconda ondata, siamo riusciti a garantire la funzionalità di 4-5 sale al giorno. Da lunedì 8 febbraio riprendiamo con tutte le sale, a rotazione». Anche per un maggior numero di interventi ordinari quindi, quelli rimasti indietro con la pandemia. —

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