Quercioli, lo sdegno dei fedeli per il caso del "santone": «Non si riunivano in parrocchia»

Secondo gli inquirenti il gruppo dei Tabernacoli viventi si riuniva al santuario dei Quercioli

Nessuno sa dei Tabernacoli viventi. Nari (consiglio pastorale): gravissimo tirare in ballo il nostro santuario, servono prove

MASSA. Potrà sembrare una frase di circostanza, ma ai Quercioli la comunità religiosa ha appreso con stupore e indignazione l’esistenza di un santone, ma soprattutto l’accostamento al santuario.

Sentendo un po’ le persone che frequentano la chiesa nella frazione di Massa, che si tratti di parrocchiani o semplici fedeli, nessuno sembra conoscere Matteo Giovannelli, il santone salito alla ribalta per aver truffato e circuito persone in difficoltà, così come il gruppo di preghiera chiamato "I Tabernacoli viventi", che stando alle indagini pare si riunisse in alcuni ambienti del santuario. C’erano anche persone da fuori provincia, come la moglie dell’imprenditore versiliese che ha fatto partire le indagini, che giungevano ai Quercioli per ascoltare il Giovanelli e pregare insieme a lui per il "progetto divino" che avrebbe purificato i cuori dei credenti.

Come raccontano alcuni cattolici praticanti della zona però, intorno alla chiesa dei Quercioli ruoterà un gregge di sì e no qualche centinaio di anime, se non meno; ed essendo quindi un gruppo tutto sommato ristretto, qualcuno almeno di vista dovrebbe pur riconoscerlo.

E invece no. Il fatto poi è che qualsiasi tipo di utilizzo di ambienti della parrocchia devono essere concordati, e calendarizzati, come spiega la parrocchiana Giovanna Pampaloni, dopo aver appreso di questa disdicevole vicenda: «Anche se sono una parrocchiana questa persona e questo genere di cose non le conosco. Anzi, ne vengo a conoscenza adesso, ed è una cosa incresciosa. Non so nemmeno di chi si tratti, in parrocchia se viene un gruppo di preghiera deve chiedere a chi di dovere. Tutte le programmazioni poi in questo momento sono sospese, mi sembra proprio strano. Nella mia parrocchia ho sempre fatto attività di comune accordo con il mio parroco, che è una persona di tutto rispetto. Giusto l’altro giorno abbiamo fatto una riunione del consultorio della famiglia, si figuri se intorno alla nostra parrocchia ruotano questo tipo di persone. Hanno sbagliato sicuramente indirizzo; sarà i Quercioli, ma non nella parrocchia».

A ribadire poi l’estraneità della comunità parrocchiale è Antonio Nari, rappresentante nel consiglio pastorale, un organo interno che per forza di cose conosce le persone che frequentano la chiesa e le iniziative che vengono fatte: «Io questa persona non la conosco, mai sentito neanche di nome. Noi come consiglio non si è mai parlato di situazioni di questo tipo, posso confermarlo al 1000%. Se ci fossero riunioni "particolari" lo saprebbe tutta la comunità». Anche in questo caso, c’è del biasimo per l’accostamento della chiesa a questo individuo: «Non capisco chi possa aver tirato in ballo il santuario dei Quercioli. É una cosa non grave, gravissima. Se hanno delle notizie precise che vadano fino in fondo, perché si sta parlando di un danno alla parrocchia e a tutta la comunità». --© RIPRODUZIONE RISERVATA