«Ora scrivo io al papa per farti riposare»: altre intercettazioni choc sul “santone”

Matteo Giovanelli

Massa, la grande truffa: le fedeli convinte che l’uomo fosse stremato dalle lunghe notti di preghiera, esorcismi e lotte con i demoni

MASSA. Sono preoccupate per Matteo le fedeli del gruppo di preghiera: si telefonano e, insieme, cercano un modo per aiutarlo. Sono pronte a farsi carico del peso che porta. Matteo Giovanelli, il 42enne ai domiciliari con l’accusa di truffa e circonvenzione di incapace, racconta alle donne di intere notti trascorse a combattere i demoni, a pregare per la purificazione, ad ascendere al cielo e loro temono che prove così pesanti mettano a dura prova la sua salute.

Altre intercettazioni


Una delle fedeli è tanto allarmata per Matteo che è pronta a pregare per ore al posto suo: “Se è necessario, veglierò io per lui – spiega in una telefonata intercettata – ma lui deve riprendersi. Non possiamo aspettare che noi due siamo insieme perché lui abbia un equilibrio. Devo dargli questo equilibrio anche a distanza, ma voi dovete trovare qualcuno che lo sostituisca nella preghiera notturna. Se è a letto e si sveglia, va bene che preghi, ma non deve avere più la pressione della responsabilità della preghiera”. È quella stessa fedele che, in un’altra intercettazione, parla esplicitamente di notti di esorcismi: “Deve fondersi con la creazione mentre cammina, con cuore e mente in preghiera. Vi supplico basta per lui nottate di preghiere ed esorcismi”. Intercettazioni che, secondo gli inquirenti, provano il rapporto di sudditanza delle donne, certe che Giovanelli passi intere notti a pregare e a combattere il male, fino a ridursi allo stremo. La fedele pronta a vegliare al posto suo, non ha timori a prendere carta e penna per scrivere niente meno che al Papa perché lo faccia riposare: “Lo dico a te, lo dico al papa se si presenta... se volete gli scrivo. Scrivo a Benedetto che ti deve... ti deve mettere a letto”.

La tecnica delle polizze

La Procura di Massa non ha dubbi: Matteo Giovanelli non solo ha circuito alcune donne, ma le ha anche truffato sottraendo loro – è la tesi accusatoria – la somma complessiva di due milioni di euro. E lo ha fatto – argomentano gli inquirenti – con vari stratagemmi: non soltanto i versamenti sulle Post Pay a lui intestate, ma anche polizze assicurative. È una delle fedeli a capire quello che per la procura è un inganno: quando interrompe il rapporto con Giovanelli, si vede recapitare ingiunzioni di pagamento da parte di società di recupero crediti per polizze non pagate. La donna - si legge in atti - “mettendosi in contatto con la società assicurativa, ha conferma del fatto che le polizze (di cui aveva chiesto la chiusura ndr) sono ancora attive». In quell’occasione scopre che Giovanelli non è più sub agente perché la compagnia ha interrotto con lui il rapporto lavorativo da un anno. La fedele chiede quindi all’uomo perché non abbia inoltrato le pratiche per chiudere le polizie e lui – ricostruisce la Procura – arriva addirittura ad accusarla di essere in stato di alterazione per l’utilizzo di psicofarmaci.

Oltre 3mila chiamate

Il lavoro degli agenti della Squadra Mobile, guidati da Antonio Dulvi Corcione e coordiati dalla pubblico ministero Alessandra Conforti, è stato enorme. L’attenzione, dopo la denuncia presentata dal marito di una delle donne nel marzo del 2020, si è concentrata in particolare sui rapporti tra alcune fedeli e Giovanelli. I contatti ristretti tra l’indagato e quelle donne sono confermati dalla frequenza e le durata delle telefonate. Gli inquirenti hanno analizzato i tabulati relativi al periodo tra il gennaio 2019 e l’aprile del 2020 e hanno accertato che in quei mesi una donna ha avuto oltre 3mila telefonate con Giovannelli, un’altra più di mille. Chiamate a volte di ore che confermano – sostiene l’accusa – il rapporto di sudditanza delle donne nei confronti dell’indagato. —