MASSA-CARRARA. La notizia delle dimissioni, nella giornata di venerdì 15 gennaio, hanno scosso nel profondo la diocesi apuana. Il giorno successivo monsignor Giovanni Santucci, vescovo per undici anni di Massa-Carrara e Pontremoli, spiega in una lettera ai fedeli i perché del suo addio. Perlomeno, i perché che vuole rendere noti.
Questa la missiva: "Le condizioni di salute e, in particolare, le forze fisiche non mi permettono più di assicurare alla Diocesi un servizio adeguato: è giunto il momento di fermarmi. Ho chiesto al Santo Padre di sollevarmi da questo impegno pastorale che negli ultimi tempi è diventato, per me, sempre più gravoso. E Papa Francesco ha accolto la mia richiesta. Come potete immaginare non è stata una scelta semplice, ma doverosa proprio per il bene che voglio alle persone e a questa terra. Sono passati 10 anni da quando Papa Benedetto XVI mi ha nominato vescovo di Massa Carrara – Pontremoli. Anni vissuti intensamente, sia dal punto di vista pastorale, sia come servizio sociale e culturale. Anni che hanno visto il territorio devastato da due alluvioni e dal terremoto. Siamo sempre usciti da queste situazioni difficili unendo le forze, facendo scelte utili, da soli, senza l’aiuto né dello Stato né della Regione. C’è da dire grazie a tanta gente, ai parroci prima di tutto, per la dedizione e per l’impegno, ai sindaci e alle autorità della Provincia per il sostegno e la condivisione, alle forze dell’Ordine per il rispetto e la considerazione. In questi anni, soprattutto per la vita spirituale delle comunità, si poteva fare di più e meglio, certamente, ma per quanto ho potuto e saputo, ho messo ogni mia risorsa. Non sono stati pochi i motivi di preoccupazione, e molti rimangono ancora aperti: è l’eredità che lascio al vescovo che verrà, che fin d’ora ricordo nella preghiera. L’età e le difficoltà fisiche che sto vivendo e che ho sempre cercato di nascondere, mi portano a fare una scelta di vita un po’ radicale. Per meglio curare la mia persona, dopo gli accertamenti medici previsti, andrò a vivere in un monastero, tagliando di netto con le attività e i pensieri che ho vissuto fino ad oggi. Non è una fuga, ma una scelta di dedizione al mondo e alla Chiesa in modo diverso, attraverso la preghiera, la solitudine e il dono di sé. Voglio dire grazie alle tante persone che ho incontrato e alle quali ho voluto bene, e se, in questi anni, ho commesso qualche errore, chiedo umilmente scusa. Tutti porto nel cuore e nella preghiera".
