La seconda ondata, al Noa 88 ricoveri in intensiva e tanti medici contagiati dal coronavirus

Il primario Alberto Baratta fa il punto: il gruppo ce l’ha fatta puntando sulla coesione. Ora sono rarissimi i nuovi ingressi in reparto 

MASSA-CARRARA. È vero che il nostro ospedale è quello, nell’ambito dell’Asl Toscana Nord Ovest, in cui il numero di pazienti gravi, ricoverati in intensiva, è più alto (sono ancora otto), ma è altrettanto vero – parola di Alberto Baratta che l’intensiva la dirige – che ingressi di nuovi malati non se ne vedono più e se un paziente arriva in reparto è perché, già ricoverato, ha visto un peggioramento del suo quadro clinico, compromesso dal virus. Insomma i nuovi ricoveri – ancor più in intensiva – sono rarissimi: se la marea Covid ancora non si ritira, certo rallenta la sua avanzata. E a confermarlo c’è la contrazione degli accessi al pronto soccorso per sintomi Covid: meno pazienti positivi si rivolgono all’ospedale e meno gravi sono le condizioni di chi invece all’ospedale ci va.

Un rallentamento dopo mesi in cui la marea ha continuato ad avanzare: «Se considero il primo ottobre come l’inizio della seconda ondata, beh da quella data ad oggi – Alberto Baratta lascia parlare i numeri – l’intensiva del Noa ha raccolto 88 pazienti». Pazienti in condizioni gravissime, con complicazioni di tipo respiratorio e non solo, malati che in alcuni casi non ce l’hanno fatta: «La percentuale dei decessi sul totale dei malati in intensiva è pari al 28%, in linea – evidenzia il primario – non soltanto con i numeri della prima ondata, ma anche con le medie nazionali e regionali».


Numeri di dettaglio, quelli forniti – assicura Baratta – perché elaborati attraverso le cartelle sanitarie elettroniche e il portale a cui sono collegate: «Insieme al Versilia – motiva infatti – siamo gli unici, dal 2010, a contare su cartelle elettroniche in connessione con un data base regionale che consente calcoli precisi e rapidi. Per questo sono in grado di fornire una percentuale attendibile sulla mortalità nel reparto di intensiva».

Una seconda ondata che ha colpito pesante, che ha costretto ad intubare molti pazienti e ha visto ammlarsi – diversamente da quanto accaduto con lo tsunami del marzo scorso – tanti medici: «Se dovessi evidenziare una differenza tra la prima e la seconda ondata – Alberto Baratta non a dubbi – direi che quella differenza sta proprio nei tanti colleghi che hanno contratto il virus, alcuni in forma molto grave. Quattro di loro, in questa seconda ondata, sono stati ricoverati in terapia intensiva, due (Nazareno Catalano e Raffaele Brancadoro ndr)non ce l’hanno fatta. E un collega è tuttora ricoverato a Pisa. Hanno contratto il virus, fortunatamente con tutti in forma grave, anche nove anestesisti».

E un medico malato, anche quando le sue condizioni non sono compromesse, significa un medico in meno in reparto. Eppure l’intensiva con sforzo di tutti – assicura il primario – ce l’ha fatta sostenere il carico: «Il gruppo è rimasto coeso sempre, è riuscito a mantenere la necessaria tranquillità per lavorare al meglio, è andato avanti come un treno. Senza fermarsi mai, per mesi nessuno ha fatto ferie».

E che le cose adesso vadano meglio lo conferma proprio la decisione del primario di concedere qualche giorno di stop ai colleghi: «Ho assegnato i primi giorni di ferie in questa settimana». Segnale positivo è anche la decisione di consentire ai tre anestesisti della Fondazione Monasterio di tornare al lavoro all’Opa: « A loro – sono le parole di Baratta – va un grazie enorme, la collaborazione della Fondazione per noi è stata fondamentale, i colleghi hanno fatto un grandissimo lavoro. Dal 3 gennaio sono tornati all’Opa» perchè il quadro è stabile e l’ospedale Apuano riesce a far fronte alla situazione contando sulle sue forze. Segnali incoraggianti, quindi, sperando di evitare che dopo lo tsumani della prima ondata e l’alta marea della seconda non ne arrivi una terza. —