Calano i malati Covid in pronto soccorso al Noa. E adesso tornano i pazienti cardiologici

Il primario Conti: media di tre accessi al giorno per il virus, ma sono in aumento le richieste per le altre patologie

MASSA CARRARA. Certo i numeri una fotografia la scattano, ma per renderla più nitida quella fotografia, il dato dei contagi non basta: è importante capire quanti pazienti, dopo aver contratto il virus, hanno avuto bisogno di cure sanitarie, quanti di ricovero.

E su quel fronte una risposta, un contributo ad una foto più nitida, può darlo il pronto soccorso. Sì perché, avamposto della sanità, è il miglior termometro dell’emergenza: numero degli accessi, concentrazione di casi, gravità della patologia. Il dottore Alberto Conti, che il pronto soccorso lo dirige, assicura che l’asticella di quel termometro – per rimanere alla metafora medica – non sta salendo, è piuttosto in costante discesa. Insomma, nonostante giorni con picchi di contagio, fino a 35 nuovi casi in provincia, all’ospedale per sintomi Covid arrivano sempre meno persone e quelle che arrivano spesso non sono gravi. Alcuni hanno condizioni stabili tanto che, fatti gli accertamenti del caso, vengono dimessi per essere curati a casa. A spingerli fino al pronto soccorso è spesso la paura, il timore di una rapida evoluzione della malattia.


La media dei ricoveri giornalieri negli ospedali di tutta l’Asl Toscana Nord Ovest è di due: «Martedì – il primario sceglie una giornata tipo – all’ospedale delle Apuane non ci sono stati nuovi ricoveri di pazienti positivi. Su tre persone che accedono al pronto soccorso del Noa per sintomatologia riferibile al Covid e di cui il tampone conferma la positività, in media uno viene dimesso perché non manifesta alcuna compromissione respiratoria». Meno accessi, quindi, e per casi non gravi. Quadro ben distante, fortunatamente, da quello dello scorso novembre quando si sono registrate giornate con 30 accessi:«Chi arriva in pronto soccorso e ha bisogno di ricovero, al Noa – aggiunge Alberto Conti – non attende: nell’arco di massimo sei ore, dopo tutti gli accertamenti, viene trasferito nel suo posto letto, in reparto».

L’emergenza Covid rallenta, quindi, c’è piuttosto la parallela e consequenziale emergenza dei no Covid, di quelli che non si curano o arrivano in condizioni estreme in pronto soccorso per paura del contagio: «Davvero non si può dire che il Covid si sia arreso tanto che in questa fase sarebbe del tutto inopportuno pensare di smantellare i reparti dedicati – sottolinea il dottor Conti – In ogni caso al Noa, nonostante i tanti posti letto riservati ai positivi, i pazienti con patologie diverse dal Covid hanno sempre avuto risposta, l’ospedale è sempre riuscito a trovare un letto anche per loro».

Pazienti no Covid che, rallentando la presa il virus, sono in aumento: «Complessivamente il 2020 ha registrato una diminuzione di ingressi in pronto soccorso pari al 30%. Diminuzione in parte dovuta al forte calo di accessi per traumi: gli incidenti stradali – il primario analizza il dato – sono calati in maniera importante per una minore presenza di automobili in circolazione. Negli ultimi dieci giorni, però in pronto soccorso sono tornati i pazienti con sintomi che non hanno alcuna attinenza con il Covid. Cominciano a tornare anche i malati cardiologici e cerebrali. Proprio loro hanno spesso rinunciato, con gravissimi rischi, alle cure e all’assistenza in pronto soccorso per paura di contrarre il virus, purtroppo spesso si presentano quando le loro condizioni di salute sono estreme» e le possibilità di intervento ridotte al minimo.

Adesso quei malati tornano perchè il coronavirus fa meno paura, perché sentono una morsa più lenta. Perchè se il contagio c’è eccome, sono pochi – stando alla foto scattata dal primario Alberto Conti – i casi gravi, tali da richiedere il ricovero ospedaliero. 

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