Patente ritirata perché positivo alla droga. Ma la morfina gli fu data in ambulanza

L’odissea dopo un incidente a Forte dei Marmi. «I soccorritori mi diedero una dose per i dolori, così fui preso per “tossico”»

MASSA. Prima di finire sopra un’auto che faceva un’inversione a “U”, Muhammad Riaz Asif era un imprenditore impegnato a resistere in un periodo difficile. Lo faceva portando a domicilio i prodotti del suo fast food “K2”, chiuso al pubblico da mesi. Poi è diventato un tossicodipendente che guida sotto sostanze. Così lo hanno ritenuto lo Stato – che gli ha tolto la patente per 5 mesi – e persino la moglie, che dubitava di lui. Questo perché dopo l’incidente, in ambulanza, mentre lo portavano all’ospedale Versilia, gli venne somministrata della morfina per i dolori. Come da prassi in uno scontro con lesioni, fu sottoposto anche a un esame tossicologico. Risultato: positivo agli oppiacei. E nessuno andò a controllare cosa era successo. Risultato: un calvario di mesi che dura ancora.

«Io non sono un consumatore di eroina - spiega Asif - non fumo nemmeno sigarette. Mi hanno tolto la patente senza motivo, la morfina me l’hanno data per l’incidente. Io facevo consegne, mi hanno rovinato la vita così».

L’incidente è avvenuto l’11 agosto del 2019 sul lungomare di Forte dei Marmi, mentre l’uomo sta andando a fare una consegna a domicilio. La patente gli viene revocata in via cautelare dal commissariato di Forte dei Marmi il 27 agosto dopo qualche giorno gli sequestrano anche lo scooter che guidava. A quel punto il signor Asif si rivolge agli avvocati Alessandro Fontana e Catia Buratti. E partono due procedimenti, uno amministrativo e l’altro penale.

Asif e i suoi legali si attivano immediatamente per provare cosa fosse veramente accaduto. L’uomo insiste molto sulla sua innocenza, chiede di essere sottoposto ai test. Gli viene fatta un’analisi del sangue e una del capello. Gli esiti sono negativi. Stesso risultato con un prelievo della barba. Le conseguenze si fanno sentire anche in famiglia, racconta l’uomo. «La polizia mi ha tolto la patente perché diceva che io ero positivo. Così mia moglie mi voleva lasciare e sua madre, quando ha sentito la cosa, ha avuto un ictus. Pensavano che io usassi le droghe, io che quando mi sono sposato le avevo detto che non fumavo neppure».

Spiega l’avvocato Fontana: «Fu acquisita la cartella clinica dell’ospedale ma non il verbale del 118, un documento che può essere presente o meno all’interno della cartella clinica. Lì c’era scritto che gli avevano somministrato 10 milligrammi di morfina per il dolore alla spalla». Ed è con questa documentazione che si presenta dal giudice di pace Anna Correggia. Alla conclusione del procedimento viene accertato l’errore nella decisione di ritirare la patente ad Asif. Nelle motivazioni il giudice scrive che il “ricorso è fondato” e che “dalla documentazione risulta che durante il trasporto in ospedale il personale sanitario effettivamente gli somministrava la morfina”. E sulla positività al test tossicologico aggiunge che “l’esito di tali esami può essere attribuito alla somministrazione della morfina per alleviare i dolori”.

I legali hanno promosso causa per risarcimento danni nei confronti dell’Asl per non avere allegato il rapporto del 118 nel fascicolo inviato alla prefettura. Intanto ad Asif la patente è stata restituita, sì, ma quella speciale, con scadenza a un anno. Dunque ogni volta deve presentarsi davanti alla commissione medica eseguendo le analisi del sangue e del capello per verificare la presenza di stupefacenti. Esami che hanno un costo. Insomma, viene ancora trattato come un colpevole.

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