Il minuto di silenzio per Capitol Hill che fa infuriare tutti, a Massa si ricorda la pro-Trump

La proposta del ricordo in consiglio comunale, accolta, del consigliere leghista: «Per la sua ideologia ha perso la vita». La minoranza non si alza in piedi

MASSA.  Quello che – finora? – non era successo in nessuna sede istituzionale degli Stati Uniti, è accaduto al consiglio comunale di Massa. L’organo istituzionale massese ha infatti osservato lunedì sera un minuto di silenzio per Ashli Babbit, la veterana di guerra uccisa mentre insieme ad altri sostenitori di Donald Trump dava l’assalto al Congresso degli Stati Uniti, mentre si stava ratificando l’elezione del nuovo presidente, Joe Biden. Alla proposta del consigliere leghista Luca Guadagnucci tutti in piedi a Massa, eccetto qualche consigliere di minoranza seduto o con lo schermo oscurato.

Schermi oscurati, sì, perché i consigli si svolgono ancora con la modalità on-line, in riunione su Zoom. E quando Guadagnucci parla, tutti, soprattutto la minoranza, sembrano presi in contropiede. «Chiederei un minuto di silenzio in memoria di Ashli Babbit, la ragazza uccisa durante l’occupazione del Campidoglio a Washington». Momenti di silenzio: per alcuni condiscendente; per altri con la testa china sul telefono per consultare il gruppo Whatsapp del gruppo politico.


Sembra subodorare il rischio di gaffe politica il capogruppo di maggioranza della lista civica del sindaco, Matteo Bertucci, che tenta dia correggere il tiro: «Un minuto di silenzio per tutte le vittime di quell’episodio di Capitol Hill. Ecco, per tutte le vittime». Prova a irrompere il consigliere di minoranza del Pd, Stefano Alberti: «Se posso presidente...», ma subito lo sopisce il presidente, appunto, Stefano Benedetti. «Non sono proposte di veto, sono proposte di un minuto di raccoglimento. Non è un dibattito. Come abbiamo sempre fatto la presidenza accoglie la proposta di Guadagnucci, rafforzata da quella di Bertucci». Tutti in piedi. O quasi. L’ex sindaco Alessandro Volpi e l’allora vice Uilian Berti – entrambi Pd – oscurano lo schermo. Alberti resta seduto e lo stesso fa Elena Mosti, della lista connessa a Volpi.

Il minuto di silenzio scorre e la minoranza non parla più. Se ci sono state rimostranze o malumori in aula non emergono. Il giorno dopo, come si può leggere nel pezzo sotto, sì. Intanto il consiglio comunale massese, a una sponda d’oceano da Washington Dc, ha appena reso omaggio a quella che, la destra americana identitaria, così come i complottisti di Qanon, definiscono “una martire per la libertà” o “la prima eroina della rivoluzione popolare americana”.

Guadagnucci a tal proposito ha idee chiare: «La Babbitt è un’identitaria e una sovranista. Almeno così l’ho intesa io, che non sono trumpiano». Perché celebrarla allora? «Per la sua ideologia ci ha messo la vita. E l’ha persa. È stata uccisa in modo immondo, era disarmata. Mi è parso assolutamente necessario chiedere il minuto di silenzio. Il collega Bertucci lo ha voluto estendere, sì. Perché l’ho chiesto solo per lei? Perché in quel caso è evidente l’ingiustizia che si è perpetrata, gli altri sono morti quel giorno ma magari con altre responsabilità». Tra i morti un poliziotto, che secondo la polizia di Capitol Hill è deceduto “a causa di lesioni subite in servizi”». Due sostenitori di Trump per un malore e una donna schiacciate nella ressa.

Guadagnucci spiega che non trova strano che un consigliere di destra, in veste istituzionale, celebri come «caduta per le sue idee» una donna che stava assaltando il Congresso, dopo aver forzato i blocchi della polizia. «L’elezione è regolare secondo molti, secondo altri non c’è niente di regolare. Faccio un paragone, forse improprio: senza Rivoluzione francese non saremmo a questi punti». Il parallelo tra l’assalto a Capitol Hill e la Presa della Bastiglia travalica il compito giornalistico che qui si svolge.

Sulla scorta di un recente post della parlamentare europea Susanna Ceccardi (Lega), che criticò la sinistra (in modo generico) per aver condannato l’azione di Babbit e difeso l’azione di Carlo Giuliani, ucciso a Genova da un carabinieri durante il G8, chiediamo a Guadagnucci se osserverebbe un minuto di silenzio per l’attivista no-global: «Sì», risponde secco. «Non è solo rispetto per il morto, ma anche per la sensibilità di chi lo chiede perché prova un sentimento profondo. Il parallelo esiste, ma loro stavano assediando una camionetta, lui non gli spara proprio addosso. Il colpo rimbalza e lo prende. La Babbit era a mani nude». Materia storica che ribolle. La destra identitaria che costruisce i suoi temi su quelli della sinistra anticapitalista. Un consiglio che farà discutere. —

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