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Erosione, dai geotubi arenati all’uovo di Colombo: la sabbia davanti ai porti

Un geotubo “spiaggiato” nell’estate del 2012

Massa: dopo anni di soluzioni fallite, parte il prelievo di materiale dai punti di accumulo. Task force al lavoro

MASSA. A dire la verità sembrerebbe davvero l’ uovo di Colombo: se in un tratto di costa non hai più un granello di sabbia, ma poco più in là di sabbia ci sono i cumuli, la prima cosa che ti verrebbe da fare - senza essere né ingegnere idraulico né bagnino con decenni di esperienza - è prendere dei bei camion e portare la sabbia dove non ce n’è. Eppure, per quasi 30 anni, quello spostamento è sembrato impossibile. E se adesso la Regione Toscana considera l’ ipotesi la più auspiscabile, anche per il limitato impatto ambientale, e la meno complessa, per anni in quel di Massa Carrara l’erosione l’abbiamo combattuta a suon di opere idrauliche e di milioni e milioni spesi. Senza risultato.

Sabato l’assessora all’ambiente Monia Monni, ha fatto un sopralluogo sul litorale massese e ha dato un’occhiata alle zone in cui la linea di costa quasi coincide con la strada. Adesso attiverà una task force di tecnici e l’obbiettivo sarà quello di realizzare un bando pluriennale che permetta spostamenti di sabbia. Ripascimenti ripetuti, organici. Sistemici e non tampone. Interventi soprattutto nel tratto tra il Versilia e il Frigido e paralleli a quelli previsti, per 25 milioni di euro, dal documento operativo di difesa della costa per il rafforzamento e miglioramento delle scogliere nel tratto compreso, invece, tra il Frigido e il Lavello. Là dove, per decenni, di granelli e sassi non se n’è mosso neanche uno perché il sito di interesse nazionale prima – e regionale poi – lo impediva.

Ripascimenti, quindi, e con la sabbia delle nostre zone, quella che si accumula davanti al porto di Viareggio o al porto di Carrara. Sabbia che ha le caratteristiche organolettiche della nostra. Sabbia che arriva o dal bacino del Magra o da quello del Versilia, detriti delle nostre Apuane, portate a valle dai fiumi delle nostre zone. Ma per scoprire l’uovo di Colombo ci abbiamo messo anni e anni. E soldi. Vero che anche adesso un progetto non c’è e siamo ancora nella fase dell’impegno e dell’annuncio, vero che l’assessora da poco insediata ha fatto per ora un sopralluogo, altrettanto vero però che la proposta è quella di una soluzione fattibile e poco impattante.

Da queste parti - per percorrere la storia dell’erosione - la linea di costa arretra da decenni e decenni. Per molti ambientalisti e per i Paladini del Mare in primis, quell’arretramento, seppur fenomeno naturale, è incrementato dal porto di Marina di Carrara. I primi lavori in mare risalgono agli anni ’70 quando le scogliere sono comparse a Partaccia (mai più ripristinate per la presenza del sito di interesse nazionale che dalla zona industriale si estendeva fino alla costa). Poi alla fine degli anni’90 , sono iniziati gli studi per opere idrauliche nuove che frenassero l’avanzata del mare: università, studi in vaca, modelli in scala. E a Marina e a Poveromo ecco fare la loro comparsa i geotubi. Sacconi riempiti di sabbia, lunghi salsicciotti che avrebbero dovuto fare l’effetto “scogliere”, ma sotto l’acqua quindi invisibili. Finanziato dalla Regione all’inizio degli anni 2000, l’intervento è costato complessivamente undici milioni di euro. Soldi letteralmente gettati a mare perché quei tubi in tessuto non solo non hanno funzionato, ma si sono anche “spiaggiati” come balenottere lungo la battigia. Inutili e pure brutti. Così si è parlato di ipotesi alternative, ma per anni si è cercato di salvare il già fatto con una soluzione “età e metà” in cui alle scogliere esistenti veniva attaccato, lato mare, un geotubo. Ma nulla di nulla.

I balneari continuavano a ripeterlo: per fermare l’erosione servono barriere rigide. In una parola: scogliere. Passano anni e, dopo ripascimenti ogni estate o più volte nel corso della stessa stagione, tornano “i pennelli” di sassi. Da Frigido, verso Forte, sempre meno lunghi, e con scogliere parallele alla costa. Una sorta di vasca, stile Partaccia. Altri soldi: 22 milioni totali di cui 11 per la zona Frigido-Versilia. Ma la partita non è chiusa perché l’erosione c’è ancora: pare che servano pennelli in più, ma il rischio è “disturbare” i fortemarmini andando semplicemente a spostare da loro il fenomeno erosivo. Nel frattempo, per salvare il salvabile, scattano decine e decine di ripascimenti e per anni quei ripascimenti sono stati fatti niente meno che con le sabbie del Po, sìdel fiume. Prelevate in pianura padana e portate da noi con decine di camion che facevano avanti e indietro. Eppure i balneari continuavano a dirlo: guardate la sabbia c’è. È lì , vicina. Davanti al porto di Carrara o di Viareggio. Adesso l’ipotesi è al vaglio e potrebbe diventare progetto. La speranza è che non sia uno spot. Nè una perdita di denaro. —

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