Assente in ufficio per lavorare al suo bar. La Corte dei Conti condanna il dipendente

La procura erariale aveva chiesto un risarcimento di 18mila euro, ridotti a 12.675. Parzialmente accolte le istanze difensive

Massa. La Corte dei Conti accoglie parzialmente le richieste della procura erariale e condanna Alessandro Puccetti, ex dipendente della provincia, a pagare 4. 225 euro a titolo di danno patrimoniale e altri 8. 450 a titolo di danno non patrimoniale: totale 12.675. Il danno all’erario riguarda l’indagine per l’assenteismo in Provincia, inchiesta nella quale Puccetti è accusato di aver sottratto delle ore di lavoro dall’ufficio per andare dietro al bancone dell’allora bar di famiglia.

Ricostruendo la vicenda che aveva portato alle richieste di danno, i giudici della Corte dei Conti scrivono che “era stato pertanto documentato che il convenuto, unitamente ad altro soggetto, dipendente della Regione Toscana, era solito attestare falsamente la propria presenza in servizio, trascorrendo la giornata lavorativa presso un esercizio commerciale gestito dalla coniuge, presumibilmente per svolgervi attività lavorativa”. Gli si contestò di omettere l’allontanamento dal luogo di lavoro timbrando il cartellino “marcatempo” pur essendo altrove e non alla scrivania.


La procura stimò un danno di 18mila euro, a titolo di danno all’immagine, oltre alla perdita patrimoniale subita dall’amministrazione provinciale, quantificata in euro 4. 225 per ore di lavoro retribuite e non effettivamente utilizzate.

Il difensore di Puccetti il 3 settembre scorso aveva formulato una richiesta di applicazione del rito abbreviato, prospettando un risarcimento del danno onnicomprensivo di 6000 euro. In caso di mancato accoglimento della richiesta, il legale ha contestato nel merito la responsabilità di Puccetti, lamentando che non si potessero trasporre le risultanze del processo penale e del procedimento disciplinare in ambito erariale.

Il collegio giudicante della Corte dei Conti ha ritenuto che la richiesta riguardo al danno patrimoniale (cioè le a retribuzioni indebitamente erogate) dovesse essere accolta, così come quella di danno non patrimoniale all’indagine, poiché “i presupposti del danno possano essere ritenuti provati dalla Procura erariale nei confronti di Puccetti”.

Parzialmente accogliendo le richieste della difesa, il Collegio ha però stabilito che il danno all’immagine potesse “essere ridotto al doppio del danno patrimoniale (che è stato quantificato in 4.225 euro) per un totale di ulteriori euro 8.450 euro”.

Scrivono i giudici: “Appaiono sussistenti i presupposti e gli elementi oggettivi del danno erariale. Sono il rapporto di servizio con l’amministrazione danneggiata; l’antigiuridicità della condotta (ravvisabile nell’inadempimento agli obblighi imposti, nel caso di specie, in relazione al rispetto dell’orario di servizio, o quantomeno nella corretta attestazione della propria presenza); il danno erariale. Risulta provato anche l’elemento soggettivo, connotato dal dolo, con la volontaria inottemperanza agli obblighi di servizio ovvero di fraudolenza dell’attestazione della presenza, il primo in relazione alla voce di danno patrimoniale, il secondo quanto al danno non patrimoniale”.