MASSA. Come si è abbattuto sulle strade e sui tetti delle case, il maltempo ha imperversato anche sul litorale massese, con l’ormai eterno ritorno di scalini di sabbia e spiagge pendenti. Nessun tratto di costa è stato risparmiato dalla furia delle onde, che come di consueto hanno riproposto sulla battigia tronchi, arbusti, resti di flora marina, ma anche altri materiali “indesiderati”, come bottiglie di plastica, copertoni d’auto, manufatti in genere.
Nella spiaggia libera in fondo a via Baracchini, alla Partaccia, le cose sembrano essere andate “meglio” rispetto ad altre parti: qui gli ammassi di tronchi, sterpi e “lavarone” in genere sono sensibilmente meno, ed i pochi temerari che provano a camminare sulla spiaggia non devono prestare molta attenzione dove mettono i piedi, se non fosse per la pendenza costante.
Là dove sono installate scogliere parallele alla linea di costa, come nei pressi della torre Fiat, non si trovano molti sedimenti sulla sabbia, segno che i pennelli continuano a fare la loro opera di contenimento. Anche dopo giornate come quella di sabato quando il mare ha spinto forte verso la costa, creando disagi in diverse zone.
Ma ciò non deve trarre in inganno; la forza del mare e delle onde comunque passa, ed indisturbata continua a portarsi via parte degli arenili, andando a formare i tipici postumi delle mareggiate, gli scalini di sabbia. Ovviamente, il moto ondoso non risparmia nemmeno i tratti di costa fatti di sassi e ciottoli.
Quel poco che rimane del piccolo tratto di costa davanti alle ex colonie Motta e Torino sembra più un ravaneto che un punto di balneazione. Questa volta però il mare si è "limitato" a mangiare scogli e sassi, senza poi sputarli nella strada.
A pochi passi da questo punto, l’erosione continua a portarsi via metri e metri della spiaggia del bagno Marchini e della Don Gnocchi, tanto che per le onde arrivano a poca distanza dalle cabine, dalla strada; significativamente, una coppia di ragazzi all'ora di pranzo stava pescando ad un metro e mezzo dall’asfalto, tanto era vicino il mare.
A Marina di Massa invece l’arenile sembra una montagna russa, perché la sabbia messa a contenimento dei bagni fa da contrappeso al resto della spiaggia, tutta in pendenza.
Anche qui, come da altre parti, tronchi, lavarone e rifiuti misti sono sparsi un po’ ovunque. Simili scene mano a mano che ci si sposta verso i Ronchi, dove solitamente la forza dell’erosione è più decisiva ed impattante, e proprio per questo a Poveromo si intravedono i cantieri per l'ennesimo ripascimento del litorale.
Ma la scena più drammatica si può vedere alla spiaggia libera del Barumba. Dove lo scenario cambia un po’ rispetto al resto del tratto di lungomare, anche esteticamente.
Qui il mare non ha soltanto riproposto tronchi e rami di grandi dimensioni, bottiglie in plastica, copertoni di camion, egagropili (le palline marroni), parabordi di barche, ma anche un fitto tappeto maleodorante di foglie e di alghe, che tinge di nero la sabbia e la spuma delle onde, dando alla scena anche un connotato macabro.
Una sorta di macchia di dimensioni piuttosto vaste e quasi inquietante da vedersi.
Se non fosse per le alghe, qualcuno potrebbe andare a pensare che si tratti di petrolio, tanto è vasta e cupa la chiazza. —
ivan zambelli
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