Ospedale di Pontremoli, la direttrice Asl ammette i contagi e gli errori: «Ma ora la sicurezza è garantita»

La direttrice generale Casani riconosce la presenza di contagi in ospedale e casi di regole non rispettate nella “zona pulita”

PONTREMOLI. «All’ospedale Sant’Antonio Abate di Pontremoli messe in atto tutte le procedure di sicurezza». La direttrice generale della Asl Toscana nord ovest Letizia Casani risponde al fuoco incrociato dei fratelli Jacopo e Cosimo Ferri e alle tante altre voci, lunigianesi e non, che hanno duramente contestato (e continuano a farlo) la decisione di aprire nell’ospedale pontremolese un reparto Covid.

«Non c’è stata alcuna decisione sbagliata relativamente agli assetti organizzativi negli ospedali. Dispiace solamente che, per motivi diversi, che non conosco, si stia speculando sul lavoro e sulla professionalità di chi giornalmente si sta impegnando, pagando anche di persona, per rendere un servizio essenziale a tutta la popolazione». Questa la puntualizzazione della dg Casani, relativamente all’organizzazione dell’ospedale di Pontremoli. Casani ammette, tuittavia che dentro la struttura ci sono stati casi di sanitari contagiati. Ed è proprio questa l’altra questione, correlata, sollevata dal fronte del no al reparto Covid: l’aumento di contagi all’interno dell’ospedale dopo l’apertura del reparto dedicato agli infettati dal virus. “Trenta positivi”, aveva denunciato giorni fa Jacopo Ferri. Un numero che l’Asl non conferma ma neanche smentisce.


La dirigente dell’Asl ribatte su questo: «All’ospedale di Pontremoli sono state messe in atto tutte le necessarie procedure perché, sia al personale sanitario, sia ai pazienti venga garantita la massima sicurezza. Ciò è dimostrato dal fatto che nel reparto di Medicina ad oggi non si è verificato alcun contagio».

Sicuramente, aggiunge Casani, «questa seconda ondata è caratterizzata da una diffusa presenza del virus in tutti i settori e da una maggiore velocità di contagio, ciò purtroppo ha portato a registrare un numero di operatori sanitari positivi al Covid più alto rispetto a quelli registrati nella prima fase della pandemia. Inoltre, proprio l’alto tasso di contagio e, quindi, l’aumento dei ricoveri, ha reso necessario il ricorso ai posti letto presenti negli ospedali di prossimità, mantenendo così in tutti i presidi una quota di attività ordinaria». Dunque, si evince dalle parole della direttrice generale, i medici (e gli infermieri) continuano a contagiarsi, ma non nei, o a causa dei, reparti Covid. «Si consideri – dice in proposito – che la provincia di Massa Carrara, sia nella prima fase della pandemia, sia in questa seconda fase, è stata ed è una delle aree più colpite in Toscana, con quasi il doppio dei contagi rispetto ad altri territori. Tale situazione si è riflessa sull’ospedale dove sono risultati positivi alcuni anestesisti, mentre nei reparti Covid non abbiamo notizia di personale sanitario che si sia contagiato sul lavoro».

Poi, però, l’ammissione che qualcosa non è andato come doveva: «Dall’attività di tracciamento e dall’indagine epidemiologica in corso pare che all’interno della cosiddetta “zona pulita” alcuni operatori non abbiano seguito con rigore le regole di comportamento che permettono di arginare il contagio». Un problema che ha evidentemente reso necessario la messa in quarantena di personale. Per questo, «temporaneamente, in attesa che i medici ritornino in servizio», la direzione Asl ha deciso, chiude Casani, «di mantenere attivo il reparto di terapia intensiva con un medico sulle 24 ore che, in caso di urgenza, ha la possibilità di stabilizzare il paziente». —