Vespa velutina, l’incubo degli apicoltori: Sos alla Regione

Avvistato un altro nido ad Aulla. Guidarelli (Consorzio miele) e Fenucci: pericolose per la nostra attività e per l’uomo

AULLA. Il primo avvistamento a Monti di Licciana, nel 2018. Solo un esemplare maschio. Un anno dopo, nel giardino di una privata abitazione dove c’era un’arnia, fu trovato invece un nido. Sì, proprio un nido di velutina in pieno centro, ad un centinaio di metri dal Duomo di Massa. Da lì, iniziarono le ricerche degli apicoltori: Ortonovo, Serricciolo, Mulazzo, nel 2019. Quest’anno al Cinquale, ad Avenza, a Groppoli di Mulazzo, a Lusuolo. E due sere fa tra Aulla e Villafranca un nido bello grosso. L’apicoltore lunigianese Stefano Fenucci lancia l’allarme: «Occorre muoversi, la vespa velutina è pericolosa per le api e per la biodiversità delle nostre montagne. Non si ciba solo delle api mellifere, ma anche di quelle selvatiche. E può essere letale per l’uomo».

Lo sanno bene in Francia, dove circa cinque anni fa il calabrone asiatico arrivò dalla Cina, ben protetto in un bonsai, all’interno della stiva di una nave. Sono una decina sinora le persone uccise dalla puntura della vespa velutina (che punge ma può anche spruzzare veleno a distanza). Dal porto di Bordeaux si è diffusa in Francia, in Spagna e Portogallo, sino a Imperia. «Imperia combatte da anni con questo insetto. Un ricercatore, in collaborazione con un collega tedesco, ha messo a punto un sistema per ucciderlo, appoggiando il veleno sul dorso dell’insetto dopo la cattura. Sono, al momento, inascoltati. Ma la Regione Liguria mette a disposizione alcune migliaia di euro per il lavoro fatto dagli apicoltori, che avvistano e distruggono i nidi».

«Ad oggi - spiega Andrea Guidarelli, presidente del Consorzio miele dop Lunigiana - è consentito l’uso della permetrina. Quando avvistiamo dei nidi andiamo sul posto con i pompieri». Le ricerche sono affidate alla buona volontà degli apicoltori, che per non mettere a rischio le proprie arnie devono spendere tempo e risorse economiche. L’avvistamento di due sere fa è l’occasione per Fenucci, per gli apicoltori massesi e per Coldiretti, di rivolgere un nuovo appello alla Regione Toscana, che in base alle direttive europee ha la competenza sulla lotta agli insetti alieni, qual è il calabrone asiatico.

«Con l’aiuto dei ricercatori che già da anni stanno studiando il fenomeno - afferma Fenucci - possiamo mettere a punto anche in Toscana un progetto sperimentale e richiedere poi il finanziamento europeo. Intanto, se ci fosse conosciuto un rimborso per le spese sostenute sarebbe ben accetto». I nidi di vespa velutina contengono sino a 25mila esemplari. «È una specie aggressiva, che costruisce tranquillamente anche in ambiente urbano», spiega Fenucci. È il terrore degli apicoltori. «In Liguria non esiste arnia che non abbia intorno una ventina di vespe». Come? «Sì. Per gli apicoltori è un disastro. La velutina capta la presenza dell’ape e si posiziona in volo statico davanti all’arnia. Un gruppo di vespe, non una sola chiaramente. Aspetta il loro rientro per aggredirle e mangiarle. Impaurite, le api non escono più dall’alveare e il ciclo dell’impollinazione s’interrompe. Si nutre anche di quelle selvatiche, non solo delle produttrici di miele. In Lunigiana, terra di boschi, è un pericolo per la nostra biodiversità che non ci possiamo permettere. Prima del ciclo che le conduce alla morte, i nidi hanno sparso 200 regine feconde, che in primavera fonderanno 200 nidi. La Francia è invasa, cerchiamo di evitare questo pericolo qui». —