Zona industriale apuana, nella falda ancora 35 agenti inquinanti: lo studio

La società del Ministero dell’Ambiente ha rilevato nelle aree ex Ferroleghe ed ex Farmoplant molte sostanze contaminanti. Ritardi nella bonifica dei siti

Massa-Carrara. «All’interno della Zona industriale apuana, ricadono numerose aree attualmente ancora inquinate per i passati cicli produttivi, alcuni dei quali sono stati avviati 80 anni fa».

A ribadirlo è lo studio di Sogesid Spa, società del Ministero dell’Ambiente, sulla falda Sin/Sir, basato su due campagne idrochimiche svolte tra 2018 e 2019, sia in fase di magra che di morbida, da cui risultano superamenti per 35 sostanze contaminanti, appartenenti ad 11 famiglie chimiche, tra le quali spiccano gli alifatici clorurati (cancerogeni e non) ed i metalli. Le maggiori criticità, per numero e tipologia di inquinanti, emergono nelle aree ex Farmoplant e Cermec a Massa ed ex Rumianca, ex Italiana Coke, ex Ferroleghe, ex Fibronit a Carrara.


La contaminazione della falda non interessa solo la zona industriale, ma anche le acque sotterranee delle aree residenziali incluse nel Sin/Sir, eccetto Avenza. «In particolare -ricorda il documento- lo stabilimento Ferroleghe produceva ferrocromo e nell’area sono presenti due bacini di lagunaggio con fanghi contenenti cromo, cromo esavalente ed altri metalli pesanti (Lotto 9 Cumulo N). I bacini si estendono per una superficie di 7.200 metri quadrati per una profondità di circa 2 metri, complessivamente si stimano 14.400 metri cubi di sedimento.

Al di sopra dei bacini di lagunaggio è presente un cumulo di depositi costituito da scarti di lavorazione con blocchi di marmo e granito, pezzame lapideo e terre sabbiose, fanghi solidificati della segagione del marmo (marmettola), materiale lapideo da demolizione, legno e vegetali. Il cumulo presenta una superficie di 12.000 metri quadrati per un’altezza di circa 18 metri, complessivamente sono stati stimati circa 113.800 metri cubi di materiale (227.600 tonnellate)».

Per l’abitato del Murlungo, a valle dell’ex stabilimento, «vi sono notizie di contaminazione della falda da cromo esavalente almeno a partire dal 1990», come dimostrarono all’epoca gli accertamenti dell’Usl n. 2. «La corrispondenza tra le sostanze inquinanti ritrovate in falda con le sostanze stoccate sotto il Cumulo N, la posizione di valle idrogeologica dell’area residenziale del Murlungo e la sua vicinanza ai rifiuti interrati, -sostiene Sogesid- fanno ipotizzare che la contaminazione da cromo esavalente della falda a valle del tracciato ferroviario sia ascrivibile ad una “sorgente primaria” ancora attiva di contaminazione riconducibile ai bacini di lagunaggio».

Inoltre, «quasi tutti i punti campionati a valle idrogeologica del sito (ex Ferroleghe, ndc) hanno mostrato superamenti compresi tra 10 e 50 microgrammi per litro (quindi fino a 10 volte superiori al limite, ndc). Questo, -ipotizza il report- farebbe presupporre una presenza di sorgenti di contaminazione dislocate in modo eterogeneo nel sito e non solo da ricondurre alla presenza delle vasche di lagunaggio».

Recenti controlli hanno evidenziato «la presenza nei terreni di cromo totale e cromo esavalente» anche nell’area Terna Spa, ad est del cumulo N. Nell’ex Farmoplant e nei siti residenziali a valle di essa si osserva invece «una diffusa presenza di composti organo clorurati», in alcuni casi «oltre 1000 volte superiori ai limiti di legge. Il 1,1 dicloroetilene- riferisce Sogesid- costituisce il principale agente inquinante della falda, insieme ad altri composti alifatici clorurati quali il cloruro di vinile, l’1,2 dicloroetano, e il 1,1,2 tricloroetano. Sono presenti in concentrazioni rilevanti anche manganese, ferro e azoto ammoniacale».

Lo studio denuncia anche che, sebbene gli enti competenti abbiano richiesto da tempo l’attuazione di misure di contenimento dell’inquinamento della falda, alcuni dei siti individuati come sorgenti di contaminazione, «ad oggi risultano sprovvisti di tali sistemi e in alcuni casi anche la bonifica dei suoli non è stata ancora ultimata». Si tratta dei lotti 1, 2, 3, 7 ed 1F dell’ex Farmoplant e dei terreni Imerys stabilimento Carbital, CarboCarrara Srl e Fondone Marmi, ubicati a nord dell’ex fabbrica chimica.

«Da ricordare, inoltre, -prosegue Sogesid nella sua relazione- che la barriera idraulica presente nell’area ex Ferroleghe e quella nell’area Cermec non sono attualmente attive. Nell’area ex Italiana Coke, -si conclude- vi sono poi aree con procedimenti aperti, come il Lotto 1 ed il Lotto 7A, in cui i terreni non sono stati ancora bonificati e non sono state adottate le misure di messa in sicurezza d’emergenza richieste per la falda».

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