Sit in di protesta «Emergenza? No, questa è una crisi di tutto il sistema»

La Società della cura contesta le privatizzazioni e i tagli I manifestanti: Noa modello non corretto per il territorio

MASSA. «Non chiamatela emergenza, questa dopo mesi è una crisi sistemica, e servono risposte reali». Ieri mattina in circa 60 città italiane, Massa compresa, si sono tenuti sit-in di protesta della Società della Cura, un percorso nato durante il lockdown che riunisce diverse associazioni, gruppi di cittadini e reti sociali accomunate dal desiderio di recuperare le tante lezioni che questa pandemia ci sta dando per arrivare, appunto, ad una società basata sulla cura di sé, degli altri, del pianeta.

Per questo, anche a Massa, ieri davanti al Noa si sono ritrovati una serie di rappresentanti di gruppi come “Acqua per tutti”, di associazioni come la “31 settembre” o “Sinistra anticapitalista”, esponenti dell’Usb, ragazze e ragazzi della Casa rossa occupata. Un presidio contenuto, per ovvi motivi di salute pubblica, ma che racchiudeva problematiche nazionali e locali.


Del resto, lo stesso Noa è per i manifestanti uno dei simboli delle privatizzazioni in ambito sanitario, «emblema di un modello che non risponde alle esigenze del territorio», come recita il comunicato della Casa rossa, nel quale si criticano i tagli decennali alla sanità, compresi quelli nella nostra provincia: «La diminuzione dei presidi territoriali e dei posti letto ha fatto sì che venissero operati tagli a risorse e personale, creando tutte le premesse per il crollo del sistema sanitario in caso di emergenza. È in questo contesto che i lavoratori della sanità pubblica si sono trovati a fronteggiare l'arrivo di una pandemia».

Ma la riflessione sull’impatto del Covid consente anche di ragionare su altri aspetti della nostra società. Il punto di partenza per la Società della Cura è che il nostro sistema, non solo economico, è fondato sul profitto; un sistema che porta con sé lo svilimento del lavoro di tante persone, anche essenziali, che privatizza la sanità, che svende i beni pubblici e non ultimo, che ribalta le priorità delle persone, mettendo davanti ai bisogni di molti gli interessi di pochi.

«Questa Società è l’occasione per mettere in discussione le tante privatizzazioni, non solo nella sanità - spiega Alfonso Baldi, di Acqua per tutti - I beni comuni, come sono le spiagge, le montagne, o come è la stessa acqua non devono -prosegue Baldi - essere svenduti a favore di pochi. Siamo noi cittadini - motiva - i veri proprietari. In certi paesi ci sono ministeri dedicati ai beni comuni, mentre nel nostro da troppo tempo si procede con le privatizzazioni, e in questo momento si vedono gli effetti».

Per Enio Minervini, di Sinistra Anticapitalista, «questo sistema economico e sociale mette il profitto davanti a tutto, compresa la salute. La pandemia sta dimostrando che le priorità della popolazione sono invertite; il profitto di pochi contro le priorità di tutti, come la salute, l’istruzione, la tutela del territorio. Sono priorità reali, per miliardi di persone. Nel nostro territorio basta guardare le condizioni dei lavoratori in appalto dentro a questo ospedale. Il loro lavoro - continua Enio Minervini - è essenziale per il funzionamento dell’intero sistema, ma nonostante questo non viene loro riconosciuta dignità: i salari sono sempre più bassi ogni volta che entra una nuova società appaltatrice, turni spezzati, part-time indotti, tante ore di straordinari. Tutto questo è inaccettabile, noi vogliamo una società dove la cura, e non il profitto, sia al centro delle attività umane». —


 

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