Carrara, il sindaco: «Non voglio l'esercito per strada, ma per aiutare con tamponi e tracciamento»

Il primo cittadino torna sulla sua proposta a Giani: «Non chiedo i militari per controllare la gente ma per allestire un drive through. Numeri in salita». Sono mille gli attualmente positivi

CARRARA. «Hai sentito? Il sindaco vuole l’esercito in strada». “A’ sian misi mal”, risponde comprensibilmente allarmato il buon senso carrarino. Solo che la proposta di Francesco De Pasquale al presidente della Regione e ai vertici di Asl è un po’ meno forte: non vuole i posti di blocco e le postazioni fisse con i militari in mimetica a presidiare piazza Alberica. Chiede invece un drive-through allestito dalla Difesa per gestire meglio tamponi e tracciamento, attività dove c’è stato un forte affanno.

Bene bene, dunque, non va. In una settimana raddoppio dei positivi (attualmente 1000 in una città di 62mila), decine in attesa dell’esito di un tampone, la gestione dei rifiuti speciali. E in due settimane le persone positive (intendiamo con il contagio in corso, come segnalato dal tampone) sono passate da 400 a mille.


Sindaco, Carrara è una città in emergenza? Serve l’esercito per garantire la gestione di tamponi e tracciamento?

«Il mio discorso è diverso. C’è un problema che riguarda il tracciamento e i numeri del personale».

Dunque il problema qual è? Come mai questa crescita?

«Quello che abbiamo visto e capito è un problema di deficit di personale. Ce n’è poco e l’Asl non riesce a fronteggiare tutto. E la mancanza di strumentazioni materiali, come reagenti o tamponi. C’è stato un problema nel processare i tamponi, si sono create code che hanno inciso sulla percezione di molti cittadini. La crescita indubbiamente c’è stata».

C’è qualcosa però di più severo nei numeri attuali rispetto alla prima ondata.

«C’è da tenere conto che si fanno molti più tamponi, l’epidemia è tenuta molto più sotto controllo. Questo comporta grosse difficoltà a fare la raccolta dei rifiuti. Si tratta di centinaia di famiglie a cui bisogna fare la raccolta specifica. Significa aumento dei costi e anche una pressione sull’organizzazione».

La gestione delle risposte ai tamponi e la comunicazione sembrano diventati un problema sul suo territorio.

«Le persone ci scrivono che una volta fatto il tampone passa molto tempo per la risposta. E poi c’è un intoppo tra medici di famiglia sovraccarichi al quale si è aggiunto problema che ebbe un laboratorio la scorsa settimana che rimase senza reagenti. Così persone guarite sono rimaste bloccate a casa perché la parte burocratica non si sblocca. E noi questo vogliamo impedirlo».

E molti cittadini contattato il comune per avere risposte. Ci fa un esempio?

«Molti non riescono ad accedere alle informazioni di base. Racconto un caso - tra i tanti - che ci arrivano per mail. Una famiglia di sei persone che hanno un negozio che in attesa dell’esito del tampone erano bloccati a casa. E l’attività era chiusa. Ma è chiaro che ogni caso per noi è importante ».

Ha avuto dei riscontri sulla sua richiesta per il drive through dell’esercito?

«La direzione dell’Asl l’ha ricevuta e la valuterà».

Chiedere un punto dove fare i tamponi, come un drive through, sembra sottintendere un problema di capacità di farne per tutti.

«Sì il problema però rimane la carenza di personale. Un po’ per il tracciamento, anche loro hanno positivi, la disponibilità di medici limitata. I numeri chiusi in medicina li stiamo pagando probabilmente».

E i cittadini?

«Vedo troppi che fanno di testa loro. Mettetevi la mascherina ed evitate assembramenti. Non c’è bisogno dell’esercito in strada per questo». —


 

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