Amianto,  condannato l'ingegnere ex direttore Nca

Sei mesi per omicidio colposo per la morte di un operaio. In primo grado era stato assolto. La difesa: «Valutiamo il ricorso in Cassazione»

CARRARA.La corte d’Appello di Genova ha pronunciato una sentenza che ha un sapore storico per l’intreccio tra mondo del lavoro e malattie legate all’amianto. Ribaltando la decisione del tribunale di Massa in primo grado, ha condannato l’ex direttore dei Nuovi Cantieri Apuania tra gli anni ’60 e ’70, Rinaldo Gastaldi, a sei mesi (pena sospesa e non menzione) per omicidio colposo per la morte dell’operaio Bruno Morelli, morto di asbestosi nel 2015.

Per comprendere il perché la “storia” non viene a sproposito, si tenga conto che questa è la prima sentenza conosciuta in un processo penale dove viene riconosciuta una responsabilità di un dirigente nella morte di un operaio per la sua esposizione all’amianto. Se infatti durante le udienze non vi fu alcun dubbio nel riconoscere che Morelli fu a contatto in modo dannoso e continuativo con l’amianto per il suo lavoro, come accertato dalle diverse testimonianze orali e documentali, era stata considerata criticamente la tesi della pm Alessandra Conforti, così come delle parti civili, di un rapporto conseguenziale tra esposizione e malattia. E delle responsabilità dirette di Gastaldi. Per capire però cosa abbia fatto cambiare idea alla giudice di Genova, Elisabetta Vidali, occorrerà aspettare le motivazioni che saranno pubblicate tra 90 giorni.


L’impugnazione, oltre che dalla pm Conforti, fu voluta anche dagli avvocati Luca Fatigante e Alessandro Alibani, che difendevano la moglie e i due figli di Morelli.

Il procuratore generale presso la corte d’Appello nella sua arringa ha condiviso le censure mosse dalla procura di Massa e dalle parti civili e ha chiesto la condanna a sei mesi. Richiesta accolta dalla giudice Alibani.

In primo grado la giudice Valentina Prudente diede una motivazione contestuale alla sentenza assolvendo Gastaldi.

Un’altra caratteristica tristemente eccezionale di questo procedimento fu la possibilità di effettuare l’autopsia su Morelli a processo in corso.

Morelli si rivolse ai medici perché stava male nel novembre 2015, a marzo dell’anno successivo arrivò il referto. In allegato c’era l’esame istologico (prelievo di un campione di tessuto da una parte del corpo dove si crede ci sia un tumore, ndr). Il contatto con l’amianto nel decennio ’60-’70 fu dedotto dal libretto di lavoro, recuperato dalla difesa e prodotto in aula in primo grado. E supportato dai rilievi del dottor Gianluca Festa, in servizio all’Asl dal 1987 e profondo conoscitore della medicina del lavoro apuana.

La difficoltà di questo tipo di procedimenti sta nel fatto che il mesotelioma è una patologia che emerge a lunghissima distanza di tempo dall’esposizione ai fattori. Contestualizzare l’esposizione e collocarla nel tempo non è semplice e l’autopsia, con incidente probatorio, è stato importante.

D’altro canto, come disse nella sua arringa in primo grado l’avvocato di Gastaldi, Luca Benedetti, «in Italia non c’era consapevolezza fino agli anni ’80 della correlazione tra amianto e mesotelioma, il primo studio medico nazionale è del 1974. Chi come Gastaldi faceva l’ingegnere come poteva averne contezza?». Per questo, in attesa di leggere le motivazioni della sentenza, l’avvocato Benedetti si riserva la possibilità di fare ricorso in Cassazione. —
 

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