Politeama, partito il tavolo operativo

L’assessore Macchiarini d’intesa con il sindaco ripercorre tutta la vicenda. Primo obiettivo: ridurre il cantiere esterno

Carrara

Lo straordinario Politeama di Carrara fu inaugurato il 12 novembre 1892, quindi 128 anni fa. A ricordare la ricorrenza è l’architetto Dino Geloni, tra i più impegnati nel cercare una soluzione che possa portare alla riapertura dello storico teatro (e poi anche cinema).


Ricorda Dino Geloni: «Quattro anni dopo le richieste al Comune di Carrara, concesse le autorizzazioni in pochi mesi, viene inaugurato a Carrara il più grande Politeama della Toscana: 1400 spettatori a sedere, un palcoscenico di 20 metri di profondità, larghezza 15, alto 20 con un boccascena di 12 con capacità di allestimento contemporaneo di tre spettacoli, dotato di ottimi camerini».

«La città di Carrara - aggiunge - si rese completa partecipe del mondo culturale dell'Italia da poco unita, oltre al suo tradizionale ruolo nella scultura e nell'industria marmifera del Paese. Il Politeama rappresenta qui le esigenze di sviluppo delle “magnifiche sorti progressive” che la seconda metà dell''800 ha posto assieme ai grandi tormenti e drammi socio-economici nella dimensione industriale crescente. L'evoluzione della struttura teatrale tocca i temi culturali del momento con la ricerca di nuove esigenze e stimoli allo status esistente: questo nuovo tipo di teatro è una struttura più viva creata per più esigenze di spettacolo non solo monodirezionale, ma aperto a manifestazioni di vita borghese e popolare -una platea piana con sedute libere consente uno spazio di spettacolo per veglioni, pranzi, dibattiti- spinge alla partecipazione diretta della gente che si dà spettacolo».

«Ma le istanze più elevate ed aperte sono importate e qui legate ahimé ad una confusione di fondo: la parte culturale dell'edificio è unita a una struttura di residenze e negozi e la parte abitabile viene ancora confusa e definita “il Politeama”. Dove abiti? Sto al Politeama. E ciò ha creato esecrabili appetiti nel tempo sempre più voraci: tamponate le aree libere, chiuse le via di fuga, aggredite le stesse strutture, oggi non è più possibile rievocare quella inaugurazione, foriera di fermenti e di vita cittadina».

L’architetto si pone alcuni interrogativi: «Il dibattito tecnico-giuridico sembra, più che intricato, del tutto alieno: chi scioglierà... o meglio taglierà questo groviglio gordiano...? Chi supererà preconcetti giustizialisti e attendisti? Chi si renderà conto di lasciar morire la città con il disprezzo del mondo, perpetrando l'impraticabilità del Politeama? Esiste ancora in questa comunità una forza creativa, orgogliosa, innamorata di questa città per ridarle vita? Spero in una solida risposta di validi operatori ispirati, poiché nonostante tutto sappiamo di dovere molto a questa città, al fine di riavere una nuova inaugurazione nel 140° anniversario».



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